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13 mar 2012

Claudio Pompi "Notte Strana"

Sono alla fine del secondo pacchetto,
e forse ne fumerò altre ancora
in questa notte strana che di me
non ne vuole sapere.
Vorrei viaggiare nei sogni che
mi vedono vittima e carnefice,
coraggioso e impaurito.
Questa è una notte strana amica mia,
silenzio ideale per nuova poesia,
pensare a te che lontana mi pensi
e mi scacci.
Pensiero leggero e ingombrante,
essenza di incertezza per te
Notte strana che non vuole essere
nè madre ne culla
Sono fuori dal mondo che aspetto
ogni sera per fermare la morte
che ogni giorno mi entra negli occhi,
nelle orecchie che ha voce di donna,
pianto di bambino, disperazione
di uomini senza patria, senza lavoro.
Maledetta notte che mi ha chiuso fuori
negandomi il suo onirico abbraccio.
Dorme il mio cane sulla poltrona,
ha il muso sereno di chi di una carezza
gioisce, sogna le corse sui prati
chissà se il tuo lume ha smesso di brillare,
se anche tu hai cominciato a sognare
notte strana la mia, dormi tu , dorme
il mio cane…svegli restiamo io e …
questa notte infame.

27 gen 2012

Claudio Pompi "Bambino di Auschwitz"

Guardasti quel posto nuovo e grigio
assonnato e stanco del lungo viaggio
tra le braccia e nel calore di tua madre.
Che strane quelle voci che non capivi,
parole secche e violente nelle orecchie.
Guardasti tua madre e tuo padre,
occhi sgranati, scuri e lucenti come l’onice
di quel bracciale che lei più al polso
non aveva.
Accennasti un sorriso cercandone uno
nei loro volti sperduti e impauriti.
Una carezza, l’ultima dei tuoi due anni.
Vedesti tuo padre strappato da tua madre,
guardasti ancora lei perché ti spiegasse.
Tacque perché tu il suo dolore non udissi.
Un saluto con la manina aperta,
certo del suo ritorno tra voi, come quando
dalla lontana casa usciva per il lavoro.
Poi per pietà di Dio nel sonno di nuovo
cadesti.
Sognasti il balcone che sul cortile affacciava,
il cavalluccio di legno senza più cavaliere
col quale giocavi e al petto stringevi
imitando di tua madre la ninna nanna.
I tuoi occhi s’aprirono ancora e il cavalluccio
cercasti.
Anche tu fosti privato della semplice gioia
da uomini senza onore e senza gloria.
Strappato venisti dalle braccia di lei,
udisti il suo urlo, i tuoi occhi cercarono i suoi.
Le tue dita appena sfiorarono le sue.
Ti restò solo l’innocenza come soffio di vita,
nel fango girasti tra voci senza dolcezza.
In un angolo un fiore dal fango spuntava,
lo cogliesti come si coglie una speranza.
Domani l’avresti posato tra le mani lei,
lei che sarebbe tornata per portarti a casa.
Il fiore morì mentre tu disperatamente
in impari lotta con la morte la vita cercavi.
Lei tornò, ti strinse a sé e ti portò via.
Sorridesti per quell’abbraccio, l’ultimo,
come ultima fu la carezza, ultimo il bacio.
Ultimo fù il saluto con la manina aperta
alla vita che si avviava verso quelle enormi
e putride camere appena lavate da escrementi.
Ultimo fù il tuo sguardo a lei mentre morivi
e domandavi con gli occhi perché.
Tornasti lì dal cielo un giorno di primavera,
cogliesti un fiore e girasti per il mondo
donandolo a chi di libertà cercava speranza.

17 gen 2012

Claudio Pompi "Morire due volte "

I tuoi passi, pesanti come pietre,
faranno rumore inascoltato
tra quelle mura fredde come chiese.
Su un foglio, l’ora, il giorno, il mese.
Al tuo volto ancor pieno di paura,
nessuno farà caso né avrà attenzione,
per te non avranno comprensione.
Sarai soltanto un numero e un nome,
sarai per loro una donna aggredita
in una strada dove il male è padrone,
dove finì la tua gioia, cessò la tua vita.
Quella vissuta, quella che non vivrai,
la seconda per sempre perduta
con i tuoi sogni che di notte invocherai,
orfani di te che li hai cresciuti aspettando
quel domani che a loro non darai.
Il domani è l’oggi senza più colori,
grigi e senza luce quei muri e i volti
senza anima che di te non si curano.
Sei un fascicolo, un’attesa di risposte
a domande che fanno più male di un insulto,
più male del martirio di stupro subito.
Ti chiederanno, senza in viso guardarti,
e tra loro ridendo, se piacere hai provato,
se lo conoscevi e perché l’hai guardato.
Ti chiederanno perché non hai gridato.
Mostrerai loro le braccia dolenti e segnate,
del volto tuo il gonfiore e i lividi infami
lasciati da brutali e sconosciute mani.
A loro chiederai se occhi di giustizia hanno
oppure sono lì per aggiunger altro dolore
e peggior di stupro danno

5 gen 2012

"Claudio Pompi" Basta

Basta con questa rabbia che mi uccide
per non essere abbastanza forte.
Basta con quei gridi che salgono al cielo
da corpi di donna violata.
Basta con il volto di una lei che piange
tra le mie mani e le lacrime al suolo
scendono come gocce di sangue.
Basta con la morte dell’anima
che corpo di donna rende un’automa,
di una bambina che non saprà scoprire
l’amore, che non accenderà i suoi sensi.
Basta con gli occhi truci di un bastardo
che non s’abbasseranno davanti
a quelli di colei che più luce non avranno
ma che per strada incontreranno.
Basta, mille volte basta, eternamente basta.
Basta con l’ipocrisia del perdono seme
di futura violenza.
Basta con il silenzio del dolore taciuto
per pudore, per colpa solo d’essere donna.
Vorrei su quella piazza centomila donne
che gridino basta e il loro grido
squassi i vetri e le orecchie di coloro
che in un palazzo non vedono ma si fanno
vedere.

26 dic 2011

Claudio Pompi "L'anno che verrà"


Sta per giungere la mesta fine di un anno
che uguale agli altri è stato.
Nato deforme con le speranze svanite,
le promesse non mantenute,
le guerre, i soprusi, gli inganni del precedente
ha ereditato.
A lui ubriachi ed ebeti abbiamo brindato
tra sorrisi e parole, tra fuochi d’artificio
subito spenti.
Abbiamo sollevato calici colmi e subito
tracannati, infranti li abbiamo maledicendo
il morente.
Domani sarà diverso! Abbiamo gridato.
Ci siamo svegliati col fragore di bombe,
di morti bianche, di follie antiche e ripetute.
Abbiamo brindato e sognato la pace.
Ci siamo ingannati per un momento,
per lasciare alle spalle il peso del vivere,
per una notte via ogni tormento.
Per una notte, per quella notte, dimenticare
è dovere.
Al diavolo i conflitti dimenticati! È festa!
Al diavolo chi è senza lavoro, senza speranza.
Al diavolo quel bambino nato e abbandonato,
quella donna violentata, i veleni nascosti.
Al diavolo i vecchi al loro destino lasciati,
che sentano pure il rintocco della mezzanotte
soli in un letto.
Suvvia! Siamo ottimisti, almeno per una notte!
Indossiamo l’intimo rosso che toglieremo
per un momento di sesso prima di dormire
dell’alba a ridosso gonfi di spumante
e di alito fetente
È festa…
L’anno nuovo verrà con una promessa certa,
sarà come il passato,
quello che avremmo voluto morto e sotterrato

1 dic 2011

Claudio Pompi "CHE TU SIA IL BENVENUTO"

Se della tua terra porterai una poesia,
io l’ascolterò e sarai mio amico.
Mangeremo insieme se della tua terra
Porterai i sapori e i profumi.
Berremo insieme l’acqua di fonte
perché di acqua siamo fatti
Se negli occhi porterai la paura,
io sarò il tuo coraggio e il tuo scudo.
Saprò parlarti di pace se pace vorrai,
se in pace verrai.
Affideremo al mare il tuo odio pesante
perché sul fondale lo adagi per sempre.
Non parleremo di Dio perché l’amore,
l’amicizia non ha religioni.

Metterò da parte la diffidenza dai padri
insegnata se della tua terra porterai
La tua ragione di vita cercata.
Ma se della mia terra,della mia casa
vorrai far tempio di vendetta, se il mio pane
mangerai per dar vigore all’odio,
se percorrerai le facili vie del male,
sarò il tuo primo nemico.

13 nov 2011

La sfida "Claudio Pompi"



Scendi in strada, fiero e arrogante,
io sono qui ad aspettarti, non ti temo.
Mi piace la tua incoscienza che ti fa
eroe per una notte.
Sei forte al volante con lo stereo a palla,
corri più forte ragazzo che il bello
deve ancora venire…lunga è la notte.
Lama splendente in notte di rabbia,
tagli di luce accecante, rombo di motore
che nel buio si perde.
Ride lei al tuo fianco, rido anch’io
che te sto aspettando.
Sei forte ragazzo, la sfida mi piace,
beviamoci sopra senza pensare.
Io resto qui fuori mentre tu ti lasci sfondare
orecchie e cervello da suoni e pasticche.
Mi piaci ragazzo perché ancora reggi,
ormai sei esperto di notti da sballo.
È l’alba ormai e devo andar via,
hai vinto la sfida, la tua vita ancora
non è mia.
Voglio la rivincita, mettiamoci anche lei
che ride al tuo fianco.
Vincerai ancora, può darsi, chissà…
Ma alla fine una sfida la vincerò.
Tu non sai quanto infame io sia,
con me rivincita non avrai
la tua vita vinta sarà soltanto mia

24 ott 2011

Claudio Pompi "Sesso"


Ho confuso il sesso con l’amore,
mi sono fermato sulla tua pelle,
ho giocato con il tuo seno,
con i tuoi fianchi e la tua bocca.
Ho guardato nei tuoi occhi
colmi di luce perversa
mentre i nostri corpi nudi
abbracciati tra le coltri giacevano
I sospiri affannosi divennero
coro di inno al piacere.
-Dimmi che m’ami, ti prego!-
Sol per me stesso ho mentito
in quel gioco di inganni
del quale eri cosciente.
Cercavamo un pretesto, non l’amore.
Era il tuo corpo un ramo al vento
dei sensi.
Si piegava per poi forza liberare
all’apice del piacere cercato,
inseguito e raggiunto.
Come onda lunga e imponente
il mio dominio ha travolto.
Lottatore all’improvviso schienato
ho ceduto
In quell’istante che era solo mio
forse t’ho amato.

19 ott 2011

Morire di noi stessi "Claudio Pompi"

Senza reagire siamo entrati
nell’orrida fossa.
Privati di pensieri, di volontà
indossiamo i panni del vizio
che loro per noi hanno tessuto.
Calde e comode vesti nelle
quali viviamo pieni di noi.
Tepore che porta all’oblio
e ci chiude gli occhi sul male
che più non ci riguarda.
Abbiamo lasciato la dignità
a marcire e a saziare gli sciacalli
che di noi ormai sono padroni.
Troppo tardi giunge la certezza
che di noi stessi stiamo morendo.
Trasformati in schiavi da mercato
del consumismo ad ogni costo,
respiriamo l’aria fetida che noi
abbiamo creato e che lenta
ci uccide.
Gli occhi aprire vorremmo,
del prossimo la mano cerchiamo,
l’ultimo grido in gola s’arresta
soffocato dall’indifferenza
nella quale abbiamo bollito
le nostre coscienze.

5 set 2011

Claudio Pompi "Dentro la notte"


Notte di amore e rabbia che si consuma
dietro una finestra di silenzio.
Notte che non da tregua alla vita
che non tace il suo grido,
che non s’arrende alla violenza
delle tenebre ove recita la morte
che volto non vuole.Notte di gesti osceni e di voci
di terre lontane.
Notte lucide di pioggia e di tristi
puttane.
In lei il regno globale della disperazione
di chi niente è padrone,
attraversata da auto veloci e fiammanti
che fendono come lame taglienti,
il buio dilaniano con attimi di verità
dolorose e indecenti.
Immediata è chiusa la ferita e torna
a ghignare sulla putrida preda.
Ciondolanti ubriachi residui
dimenticati di vita senza vittorie,
arrancano nelle vie con le loro storie
tra sogni e illusioni.
Ululano alla luna che ignora
e arrogante è complice della notte
senza anima pietosa.

28 lug 2011

"L'ombra della resa"(Claudio Pompi)

Sento salire dentro triste sensazione
di inutilità che mi svuota l'anima
ma al tempo stesso mi chiedo..
...Ne ho mai avuta una?
Ho voglia di posare le poche armi
che mi illusero d'esser così forte
così imprendibile da fati avversi
così sicuro che, per quanto ostili
alla fine di ogni impari giostra..
Ferito ma vivo ne sarei uscito.
Erano armi affilate di ironia
di irrazionalità che agile rese
quel mio fuggire dal mondo fatto
da schemi e convenzioni grigie
di logica e oppiacea razionalità.
Calano le ombre e non sono quelle
della sera del tempo misurato in rughe
e in sofferte rimembranze dei poeti
sognatori, cercatori d'oro in versi e rime.
Sono ombre più lunghe che i muri
per metà risalgono lasciando terra.
Sono quelle che preannunciano la resa
che alla rassegnazione si accompagna
perchè più tollerata sia la solitudine
di chi stanco in dorato esilio si chiude
quando ancora la vita lo cerca.

7 lug 2011

Claudio Pompi "Solitudine"

Quando senti di aver ragione
e a nessuno puoi dirlo
perché nessuno ti capirebbe.
Quando la tua voce tra tante
è inascoltata perché nessuno
vuole sentire e tu gridi fino
a sentir il pulsare del cuore
nelle tempie.
Quando sai che qualcosa
che nel cuore culli e proteggi
ti appartiene e mani rapaci
dalla tua anima la rubano
come da chiesa di notte aperta
e dimostrarlo non puoi
perché di te riderebbero.
Quando la tua voce si perde,
allora ti accorgi che sei solo.
Altro non hai che una mente
dove echeggia la voce
delle tue ragioni,
dove urlanoi tuoi perché irrisolti.
Sul muro che ti circonda,
l’ombra irridente della solitudine
nuova compagna che a complice
follia ti guida e tra le sue mani
la mente tua distrutta depone.

30 giu 2011

Claudio Pompi "Giardino di novembre"

Conto i miei passi fin qui percorsi,
allo specchio conto le mie rughe
ancor leggere per mia sorte lieta.
Conto i miei pensieri che fuggono
per sottrarsi all’appello di una mente lenta.
Conto i nomi di chi a questa mente
Ha bussato oppure senza assenso
è entrato, di chi per sempre è fuggito.
Conto le foglie morte del mio albero dei sogni.
Ha rami scuri che braccia al cielo sembrano protese.
Verranno nuove foglie che forse non vedrò,
non le vedrò cadere ad una ad una.
Cammino nel giardino delle illusioni,
fiori che irroro di speranza anche se so
che vita breve avranno.
È grigio il cielo di malinconia velato,
capita in questi giorni di novembre
che sanno di rimembranze lontane,
uguali nel peso sulla memoria,
in questo giardino di vita e di morte si veste
per ricordarmi che il giorno,
le stagioni, gli anni anelli concentrici sono
nel lago della vita dove mano divina
gettò un sasso perché nascessero.

21 giu 2011

Cigni "Claudio Pompi 21/06/1951 - 11/05/2010

Cigni, leggeri e maestosi, sfiorano
l’acqua calma, color d’autunno.
Silenziosi come statue, macchie
sublimi di colore d’un quadro.
Immagini d’amore che amore
ispirano senza saperlo...
Un breve battito d’ali per ricordar
la natura che dentro hanno.
Segue lei il suo compagno di vita,
da sempre a breve distanza.
Silente amore che pace espande
sull’acqua quieta,
scende negli occhi e al cuore
di chi parole cerca per amore.
Amanti che in loro si vedono,
giurano d’esser a loro uguali
anche se la vita non è lago.
A chi solo tornerà muto d’amore
s’accosteranno come nuova
speranza.
Il canto struggente dell’addio
nessuno ascolterà nei viali
di foglie ingiallite cosparsi.
Unico estremo grido d’amore
a chi dei due resterà.
In quel canto d’infinita bellezza
tutte le parole mai sussurrate
nel tempo del silenzioso amore.

(da cantiere poesia)

1 giu 2011

Claudio Pompi "Milite ignoto"


Ti chiesero di mettere una firma.
Non sono capace, rispondesti
Ti chiesero allora di porre una croce
che a fatica tracciasti.
Croci uguali a tante
Tu come la tua divisa di fante
A nessuno del tuo nome importava.
Un fucile tra le mani che un aratro
Lasciarono.
Questo a loro premeva
Le mani di una madre che le tue labbra
Baciarono.
A lei sola il tuo nome importava.
Tra centomila t’avrebbe trovato
il tuo nome gridato.
Era maggio, di ciliegie il tempo
che alle orecchie di lei adagiasti
come la promessa d’amore,
alito di vento,
a quella lei sussurrasti.
Al ballo del giorno di festa,
marcia forzata con rombi di morte
a martellar la testa.
Marciare o morire per quella terra
che neanche conoscevi
Ti parlarono di patria e tu non capivi.
Dove era la tua terra ti chiedevi.
Per te qualcuno a tua madre
poche parole scrisse,
per lei qualcuno quell’amore
lesse.
Fiore del sud forte di fertile terra
portato a morir per ignota guerra.
Carne da macello
in tutto pari al nordico fratello
da paura al nemico accomunato
anch’egli dall’aratro strappato.
Sotto una croce a tante uguali
Il tuo corpo, fiore reciso, giace
Come quel Cristo che il sacrificio
firmò su pari croce.

MILITE IGNOTO?
La tomba del Milite Ignoto è una tomba che contiene i resti di un militare morto in guerra,il cui corpo non è stato identificato e che si pensa non potrà mai essere identificato. È una tomba simbolica che rappresenta tutti coloro che sono morti in un particolare conflitto e che non sono mai stati identificati. La pratica di avere una tomba del milite ignoto si è diffusa soprattutto dopo la prima guerra mondiale, una guerra in cui il numero di corpi non identificati fu enorme.Tombe di questo tipo sono in genere scenario di cerimonie ufficiali in cui, nell'anniversario della fine di una guerra, si commemorano tutti i morti di quella guerra.Una delle tombe del milite ignoto più antiche si trova in Francia sotto l'Arco di Trionfo e fu installata nel 1920 in onore dei morti non identificati della prima guerra mondiale; un altro milite ignoto è sepolto nella navata centrale della celebre Abbazia di Westminster in Londra.Nel 1920, l'allora colonnello Giulio Douhet, sulla scorta di analoghe iniziative già attuate in Francia ed in altri Paesi coinvolti nella "Grande Guerra", propose per primo in Italia... di onorare i caduti italiani le cui salme non furono identificate con la creazione di un monumento al milite ignoto a RomaVenne quindi deciso di creare la tomba del Milite Ignoto nel complesso monumentale del Vittoriano in piazza Venezia, Roma. Sotto la statua della dea Roma, sarebbe stata tumulata la salma di un soldato italiano sconosciuto, selezionata tra quelle dei caduti della Prima guerra mondiale. La scelta venne affidata a Maria Bergamas, madre del volontario irredento Antonio Bergamas che aveva disertato dall'esercito austriaco per unirsi a quello italiano ed era caduto in combattimento senza che il suo corpo fosse ritrovato.Il 26 ottobre 1921, nella Basilica di Aquileia, Maria scelse il corpo di un soldato tra undici altre salme di caduti non identificabili, raccolti in diverse aree del fronte. La donna venne posta di fronte a undici bare allineate, e dopo essere passata davanti alle prime, non riuscì a proseguire nella ricognizione e gridando il nome del figlio si accasciò al suolo davanti a una bara, che venne scelta. La bara prescelta fu collocata sull'affusto di un cannone e, accompagnata da reduci decorati al valore e più volte feriti, fu deposta in un carro ferroviario appositamente disegnato.Le altre dieci salme rimaste ad Aquileia furono tumulate nel cimitero di guerra che circonda il tempio roman..Il viaggio si compì sulla linea Aquileia-Venezia-Bologna-Firenze-Roma a velocità moderatissima in modo che presso ciascuna stazione la popolazione avesse modo di onorare il caduto simbolo. Furono molti gli Italiani che attesero, a volte anche per ore, il passaggio del convoglio al fine di poter rendere onore al caduto. Il treno infatti si fermò praticamente in tutte le stazioni. La cerimonia ebbe il suo epilogo nella capitale. Tutte le rappresentanze dei combattenti, delle vedove e delle madri dei caduti, con il Re in testa, e le bandiere di tutti i reggimenti mossero incontro al Milite Ignoto, che da un gruppo di decorati di medaglia d'oro fu portato a S. Maria degli Angeli. La salma venne posta nel monumento il 4 novembre 1921; L'epigrafe riporta la scritta Ignoto militi e le date MCMXV e MCMXVIII, gli anni di inizio e fine del conflitto. Nel corso degli anni 30 il feretro del Milite Ignoto venne traslato nella cripta interna del Vittoriano denominata sacello del Milite Ignoto dove tutt'ora si trova. Parti della cripta e del sepolcro sono realizzate con materiali lapidei provenienti dalle montagne teatro degli scontri della prima guerra mondiale (tra cui il Grappa e il Carso

13 mag 2011

Claudio Pompi "Amico"

Un amico non lo perdi mai
se perderlo non vuoi.
Sentirsi vicini anche
quando la vita ci allontana,
trascinati dal cuore che improvviso
batte per chi tra noi si pose.
Il tempo avrà di noi pietà perdonando
i nostri lunghi silenzi.
Sorrideremo al nostro ritrovarci
come se l’ultimo saluto ancora
spento non fosse.
Racconteremo i nostri giorni come
parentesi in un discorso mai interrotto
davanti al bicchiere di birra in un bar,
davanti ad uno di vino al crepitar
del ciocco in un camino.
Pronto a medicare le ferite dell’altro,
perché un amico ti raccoglie
quando una donna ti lascia.
Un amico non ti dirà mai…
te l’avevo detto.
Un amico ti ascolta e ti sorregge
mentre stai per cadere.
Lo schiaffo di un amico lo restituisci
con un abbraccio.
Un amico non piange con te
ma per te piangerà se lo perdi.
Amori come alberi di foreste immense,
amicizia come fiore raro tra le pietre.

4 mag 2011

"Fiori recisi" Claudio Pompi


Come sei fragile donna che sorridi
a chi ti porta dei fiori in omaggio
stupendi nelle loro bare trasparenti
colme d'acqua e in bell'evidenza.
Mostrano la loro agonizzante bellezza
recisi per un amore e poi gettati
quando compiuto sarà il loro destino.
Come sei breve nel tuo intendere amore
breve come la vita di un fiore reciso
sorridi compiaciuta e ammirata.
Sarai come il fiore reciso quando
il tempo dell'amore sarà finito.
Io non ti porterò dei fiori per amore
ti condurrò dove nascono tra loro ti amerò
sarai fiore di vita dove la vita regna.
Se ti amassi per la durata di un fiore reciso
l'indomani svuoteresti il cristallo
dell'acqua imputridita dal fiore marcito.
Noi saremo i fiori marciti in fretta
lasciamo che siano le stagioni
quelle del fiore e dell'amore
a decidere il destino e il rinnovo
Lasciati amare tra i fiori nel giusto tempo
lasciamo che tutto si compia
restando insieme, l'uno con l'altra accanto

30 apr 2011

DIVERSO AMORE "CLAUDIO POMPI"

Di te non sanno nulla, del tuo sguardo,
triste a volte.
Non sanno del tuo universo
che esiste oltre quel buco nero
che nessuno varca per paura
d’esser additato.
Di te non sentono il battito di un cuore
che come altri ama cercando amore.
Diverso il tuo modo d’amare,
diversi loro che non capiscono
il tuo dolore segreto per un diritto
negato…
per quell’amare che in nulla è diverso
dal mio. L’amore non ha sesso.
Ci ho messo del tempo per capire,
per ascoltare quanto amore
forse più di me sai dare.
Ti vorrebbero normale,
resta come sei, tu puoi
con la forza che dentro hai.
Triste io che non ti ho difeso
restando in disparte a guardare
dalla finestra di una normalità
malata.

10 apr 2011

Scomparsi "Claudio Pompi"

All’improvviso, senza motivo,
se non quello di una ottenebrata
e sconvolta mente… scompare.
Resti da solo davanti a quella porta
a chiederti dove sia.
S’apre il mare delle incertezze,
navighi tra un dubbio e una speranza,
rischi il naufragio nell’angoscia,
nell’attesa infinita davanti a un telefono
che non squilla, a una porta chiusa.
Ripercorri quella vita per capire,
alla fine ti fermi davanti a quella porta
oltre la quale c’è il buio di una notte,
dove tutto si inabissa o un alba di nebbia
che tutto ammanta e confonde come
i tuoi perché senza risposta.
La vita continua ma dentro qualcosa
è fermo, sospeso sul mare dell’incertezza.
T’accorgi, senza volerlo, della normalità
che manca.
Non hai una stella, triste o gioiosa da seguire.
Navighi alla deriva tra la morte e la vita.
Aspetti che quella porta si apra, che il telefono
Squilli.
Ti manca quel buongiorno disattento
così come un addio che non c’è stato.
Tutto è sospeso, silenzioso.
Il tuo mondo si è fermato davanti
a quella porta chiusa come la mente
di chi andandosene
più di una morte lascia il vuoto.

31 mar 2011

Lettera ad una madre "Claudio Pompi"


Adorata madre, altre mie non avrai.
Conservala con il ricordo che di me
invece terrai per sempre.
Per sempre porterai il dolore, per sempre,
oltre questa vita, porterò il rimorso.
Vorrei chiederti perdono per il tuo
soffrire che t’accompagna da quando
mi desti al mondo.
Ho creduto ad un ideale, alla mia giovane
follia, all’immortalità che da sempre
inganna con l’illusione della vittoria.
Scappai di notte, senza un tuo bacio,
senza la tua benedizione.
Al mattino,  piangente, stringesti al seno
la mia fotografia.
Presaga di un destino mortale
pregasti per me, per l’anima mia.
Mi hanno chiamato assassino,
ma non ho ucciso nessuno, madre mia.
Non festeggeremo la mia maggiore età,
ma la data è scritta su questi muri
insieme a quelle di chi prima di me
tornò a Dio.
Ho visto i volti dei miei nemici,
uguali al mio ancora glabro.
Nei loro occhi la stessa mia paura,
quella di morire.
Non odiarli, madre mia, basta l’odio
che mai avrei creduto di vedere.
In quei momenti dove gli uomini
di umano niente più hanno,
avrei voluto chiudermi tra le tue braccia
e liberare il mio pianto.
Nella camicia porto una margherita
colta in un prato assolato in un giorno
di tregua. Per pietà me l’hanno lasciata.
La porterò con me al muro
che aspetta il martire come una croce.
Quando sarà primavera, cogliene una,
mi avrai a te vicino.
Fatti baciare il volto da un raggio di sole.
sarà il mio eterno bacio, madre mia.