01 lug 2011

Una storia in giallo(Tour de France)

Oggi ho voglia di parlare di ciclismo,ma non solo!!L'occasione è la prossima partenza(domani)della 98ª edizione del Tour de France..E nonostante come ho detto più volte in questo blog negli ultimi anni mi sono allontanato da questo sport,(l'amore per il ciclismo,il vero ciclismo che parte dalle imprese di Bartali e Coppi fino ad arrivare a Pantani),continua sempre,e ogni volta che parlo di questo sport mi rendo conto che si và sempre oltre la gara,oltre l'impresa del singolo atleta qui si parla di storia!!!E il Tour de France come dicono gli adetti ai lavori rappresenta:L'università del ciclismo..E' una corsa mitica,un pezzo di storia sportiva e culturale della francia e di tutta Europa...Assieme alle Olimpiadi e ai mondiali di calcio è l'evento sportivo mediaticamente più seguito e conosciuto al mondo.
Dal 1903. Solo le due guerre mondiali hanno potuto fermare la carovana gialla,che da oltre cento anni attraversa il paese transalpino,riassumendone e raccontandone come dicevo prima la cultura,le tradizioni,e legandosi proprio alla sua storia.A pochi ore dal via della 98a edizione della Grande Boucle,ecco l'occasione per fare un salto nel passato,e riscoprire la nascita e l'affermazione di quella che oggi è la corsa ciclistica più importante e prestigiosa al mondo...
La prima edizione scattò il 1° luglio del 1903 quando 60 temerari corridori si allinearono al via della prima tappa di un’avventura sportiva che si rivelò favolosa.Un debutto dal sapore marcatamente italiano:il primo a scrivere il proprio nome in cima all’albo d’oro fu infatti Maurice Garin,valdostano emigrato in Francia e soprannominato lo spazzacamino di Arvier per via della professione dichiarata alla frontiera.Al contrario, la paternità dell’idea di organizzare una corsa in bicicletta era stata del tutto francese, frutto dell’immaginazione di Geo Lefevre, inviato del quotidiano sportivo L’Auto (l’attuale L’Equipe), che poi riuscì a contagiare con il suo entusiasmo il caporedattore Henri Desgrange.E come il giro d'italia organizzata dalla gazzetta dello sport il colore della maglia prende spunto proprio dal giornale,Rosa per il giro,giallo per il Tour Va detto che al traguardo di quel primo Tour giunsero solo 21 pionieri,gli unici che ce la fecero a completare le sei frazioni che collegavano Parigi, Lione, Marsiglia, Tolosa e Nantes. L’esiguità delle tappe non tragga in inganno: ai quei tempi, definiti l’“epoca eroica” ogni giorno si percorrevano qualcosa come 400 km (la Nantes-Parigi era di 471 km!).La corsa riscosse un immediato successo tant’è che L’Auto vide schizzare le sue vendite da 25.000 a 65.000 copie, mentre nel 1908 la circolazione toccò quota 250 mila per poi passare a 500 mila nel 1923 e a 854 mila nel 1933. La Grande Boucle era definitivamente entrata nel cuore dei francesi.Le prime edizioni furono appannaggio dei corridori francesi (Garin come ho detto era italiano ma correva sotto il tricolore transalpino) che ne vinsero 8 su 9 con la sola intromissione del lussemburghese e comunque francofono François Faber nel 1909. Poi il testimone passò ai colleghi belgi che lo hanno tenuto ininterrottamente dal 1912 al 1923 (il Tour fu sospeso dal 1915 al 1918 a causa della prima guerra mondiale).La fama della corsa varcò la frontiera italiana per merito di Ottavio Bottecchia che, soprannominato il muratore del Friuli, divenne ciclista professionista soltanto a 27 anni e fece l’accoppiata 1924-1925.
Due i Tour conquistati anche da Gino Bartali che ebbe la sfortuna di dover fare i conti con la seconda grande guerra (la Grande Boucle si fermò dal 1940-1946). Ginettaccio portò a casa le edizioni 1938 e 1948.Proprio quest'ultima fu memorabile,non per il significato sportivo (vinse all'età di 34 anni quando tutti lo davano per finito)ma per l'aspetto politico..
La storia del giro di Francia 1948
La corsa scatta il 30 giugno e il traguardo di Trouville premia sorprendentemente proprio Gino Bartali Ginettaccio,abilissimo nell’imporsi allo sprint sul belga Schotte e sul francese Teisseire.Il giorno successivo a Dinard, in Bretagna,è ancora un azzurro ad alzare le braccia al cielo,visto che il ligure Vincenzo Rossello si permette il lusso di battere Louison Bobet,da molti considerato il favorito numero uno per quella edizione.Tuttavia,la maglia gialla passa sulle spalle del belga Jan Engels. Le tappe successive vedono emergere lo strapotere di Bobet.E,nonostante Bartali riesca ad imporsi a Lourdes e Tolosa, il giovane bretone si difende nettamente meglio del toscano sui Pirenei, imponendosi a Biarritz e Cannes e conquistando sin dalla sesta tappa l’agognato simbolo del primato.Belgi e francesi attaccano a ripetizione per mettere definitivamente fuori gioco fiorentino,che difatti il 13 luglio, praticamente a metà Tour, si ritrova con 21 minuti di ritardo da Bobet.Buona parte dei giornalisti e dei fotografi italiani al seguito della corsa fanno rientro in patria, sia perchè per i nostri corridori non sembrano più esserci speranze di successo (“Ha 34 anni, è troppo vecchio per il Tour!”, scrivono proprio di Gino Bartali i nostri quotidiani),sia perchè il 14 luglio, festa nazionale francese era giorno di riposo..Ma le notizie che arrivano dall'Italia sono drammatiche,c’è stato l’attentato a Togliatti!!Ed il paese sembra precipitare verso la guerra civile.
 
La sera di quel giorno il presidente del consiglio Alcide De gasperi telefona ai corridori italiani,pregando Bartali di vincere"perchè" qua c'è una grande confusione".Gli atelti azzurri,comprensibilmente preoccupati per le sorti dei loro familiari,vengono rassicurati dalle parole del premier e decisono di continuare a gareggiare nella corsa francese.Nello specifico,Gino è assolutamente motivato a ribaltare quella sfiducia totale che gli addetti ai lavori avevano dimostrato nei suoi confronti:le Alpi sono ormai prossime e il toscano vuole vincere,deve vincere, sia per se stesso,sia per cercare di distrarre e placare i roventi animi degli italiani.Il giorno successivo la carovana si muove da Cannes verso Briançon,ad un passo dal confine con l’Italia. L’Allos ed il Vars, prime due salite affrontate in quella frazione, vedono gli attacchi decisi dal francese Jean Robic,del belga Raymond Impanis e del franco-greco Apo Lazarides,con Gino Bartali che si limita a controllare.Il Col d’Izoard è un’ascesa di 16 km al 6,9%, che scollina a 2361 metri..
Sui tornanti di questa salita durissima, destinata ad entrare nella leggenda del ciclismo,l’atleta toscano saluta tutti e se ne va via,con una serie di micidiali scatti che fanno il vuoto alle sue spalle,sputando sabbia e fango in un clima rigidamente invernale.All’arrivo, il capitano della squadra italiana precede di 6’18” Alberic Schotte e di 9’15” Fermo Camellini. Louison Bobet è andato alla deriva, accusando un ritardo di 19′ abbondanti: ora il suo vantaggio sull'intramontabile,come ha intitolato lo sceneggiato televisivo Rai dedicato alla vita del Ginettaccio,è ridotto ad una miseria, poco più di un minuto.
Questa impresa davvero epica emoziona il popolo italiano,ora più che mai con le orecchie attaccate alle radio per esaltarsi alle gesta di questo grande campione sul punto di ribaltare una classifica che sino al giorno prima lo dava per spacciato.Il 16 luglio è in programma un altro “tappone”, 263 km da Briançon ad Aix-les-Bains, attraverso il Galibier,la Croix de Fer, il Grand Coucheron ed il Granier. Anche in quest’occasione Bartali è incontenibile, e nessuno riesce a tenere la sua ruota:il primo dei battuti, ovvero Stan Ocker,arriva a quasi 6 minuti, con il toscanaccio che riconquista quella maglia gialla già sua dopo la prima tappa a Trouville. L’Italia è in estasi per queste imprese,lo stesso Togliatti si compiace per quanto sta accadendo al Tour, e questi trionfi sportivi,unitamente ai ripetuti inviti alla calma da parte dei leader politici, creano un particolare mix che permette al nostro paese di uscire gradualmente da una situazione drammatica: niente rivoluzione, niente guerra civile,si fermano anche i ferocissimi scontri di piazza,ritorando passo dopo passo alla normalità..Gino vince anche a Losanna, infilando un filotto di tre tappe degno realmente dei più grandi campioni.Mentre a Liegi arriva il sigillo numero sette per il capitano, a Metz e nella tappa conclusiva di Parigi c’è gloria anche per il siciliano Giovanni Corrieri, fido gregario di Bartali,che nella sfilata finale ai Campi Elisi di Parigi conclude il Tour con 26’16” su Alberic Schotte e 28’48” sul francese Guy Laperbie, con Bobet quarto ad oltre mezz’ora.
Quando il 25 luglio Ginettaccio sale sul podio parigino,la situazione nel nostro paese si è definitivamente placata:quasi come se una mano invisibile avesse dato più di una spinta al sellino dell’atleta toscano che,cavalcando con maestria la sua Legnano,è riuscito in un’impresa entrata di diritto nella leggenda sportiva,oltre ad aver contribuito in modo decisivo a rasserenare una situazione sociale davvero inquietante.L’Italia è ad un passo dal baratro, e Bartali la salva pedalando. E, senza dubbio,nell’immaginario collettivo dell’epoca la sua vittoria al tour de france ha rappresentato l’ancora di salvezza per un popolo ormai vicino ad una drammatica deriva.
Il tour de France
E ora continuamo la storia,a Bartali successe un altro mito della bici azzurra,il suo alter-ego Fausto Coppi che trionfò anche nel 1952.All’Airone seguirono altri grandi del ciclismo come i transalpini Louis Bobet e Jacques Anquetil (5 Tour de France) e Felice Gimondi nel 1965. Poi nel 1967 la tragedia dell’inglese Tommy Simpson, morto il 13 luglio poco prima della vetta del Mont Ventoux a causa di un micidiale cocktail di anfetamine e alcol e del caldo opprimente.Da allora, la corsa fu dominata da autentici mattatori come Eddy Merckx, Bernard Hinault (ultimo francese a chiudere in maglia gialla) e Miguel Indurain che arrivarono primi alla passerella dei Campi Elisi per ben cinque volte ciascuno (l’iberico consecutivamente dal 1991 al 1995). Il più vincente della storia è stato però Lance Armstrong che centrò 7 vittorie di fila, la prima nel 1999 raccogliendo lo scettro di Marco Pantani,fino ad arrivare alle ultime edizione con 3 vittorie negli ultimi 4 anni per lo spagnolo Contador che anche quest'anno parte come favorito...
Per concludere,questa piccola celebrazione,"ci sarebbero molti altri aneddoti",la storia del Tour è piena di grandi imprese,salite epiche e discese indiavolate che hanno trasformato una corsa ciclistica in uno degli eventi più importanti dell'anno.E tutto è nato da un giornale che voleva ottenere notorietà e dalla mente di un gruppo di persone che vedevano oltre lo sport. Uno dei suoi creatori,il già citato Jacques Goddet è morto nel 2000.

I RECORD DEL TOUR DE FRANCE:
Record di vittorie
7 : Lance Armstrong (Usa)
5 : Jacques Anquetil (Fra)
5 : Eddy Merckx (Bel)
5 : Bernard Hinault (Fra)
5 : Miguel Indurain (Esp)
Record giorni in maglia gialla
111 : Eddy Merckx (Bel)
83 : Lance Armstrong (Usa)
79 : Bernard Hinault (Fra)
Record vittorie di tappa
34 : Eddy Merckx (Bel)
28 : Bernard Hinault (Fra)
25 : André Leducq (Fra)
Vittorie di tappa solo in un’edizione
8 : Charles Pélissier (Fra, 1930)
8 : Eddy Merckx (Bel, 1970 et 1974)
8 : Freddy Maertens (Bel, 1976)
6 : Mark Cavendish (Gbr, 2009)
Record dei podi
8 : Raymond Poulidor (Fra)
8 : Lance Armstrong (Usa)
Record partecipazioni al tour
16 : Joop Zoetemelk (Ned)
Vincitore più anziano:
Firmin Lambot nel 1922, a 36 anni.

7 commenti:

Lara ha detto...

Grazie per questo interessantissimo post... mi hai fatto scoprire molte cose di cui purtroppo non sapevo nulla! Ma quante cose sai?? :)
Ti seguo sempre!

ANAM ha detto...

Ciao Lara,grazie mille per i complimenti mi fa piacere che mi segui...Sai,sono una persona curiosa mi piace informarmi,leggere sapere, e in questo caso la mia passione per il ciclismo che mi accompagnava anni fa,quando ero più giovane mi ha aiutato..ti consiglio un film "Gino Bartali" l'intramontabile di Favino...la sua vita non è solo ciclismo...Durante la guerra aiutò centinaia di ebrei tempo fa ho scritto un pezzo(http://eleboa.blogspot.com/2010/05/bartali-aiuto-centinaia-di-ebrei-il.html) un bacione buon week end

Lara ha detto...

GRAZIE mille!! Cercherò assolutamente di vederlo! Mia nonna, che mi ha cresciuta, era una grande fan di Coppi, però, come tutti a quell'epoca, teneva molto anche a Bartali. Più che altro erano dei simboli di un'Italia che ormai non c'è più, a metà tra passato e futuro, e dei modelli di onestà, laboriosità e passione di cui l'Italia di oggi ha di sicuro bisogno.
Continuo a ripeterti che il Tuo blog è davvero splendido, (mi) insegna ogni giorno qualcosa di nuovo e mi fa sentire meno sola perché qui ritrovo tantissimi miei punti fermi, da Primo Levi alle poesie sudamericane (io ho vissuto in Brasile per qualche anno e parlo portoghese), a Gaber, a Benigni e Emergency, beh insomma, praticamente tutte le tue 2labels"!
Se ti va, passa dalle mie parti: marcotravaglioaddicted.blogspot.com
Non è all'altezza del tuo blog, ma forse anche lì ci troverai qualcosa che abbiamo in comune :)
Buon fine settimana!

ANAM ha detto...

Buongiorno Lara,noto che abbiamo molti interessi in comune e questo non può che farmi piacere,sono passato dal tuo blog e devo farti i complimenti..Travaglio è uno dei giornalisti che ammiro di più!!! Io ho viaggiato molto in sudamerica "qui nasce la mia passione per la poesia sudamericana" in Brasile sono stato nel 2000 e nel 2003 tanto tempo fa,aimè!! dove hai vissuto tu nel periodo brailiano?Leggo che adesso vivi in Canada..meraviglioso!!! un abbraccio e buon week end..e quanto ti và passa a trovarmi,sei la benvenuta in questo mio spazio!! bacio

Lara ha detto...

Stai tranquillo, su questo tuo mondo meraviglioso faccio un salto ogni giorno e se avessi più tempo libero a disposizione ci passerei delle ore qui da te!
se posso permettermi un suggerimento, visto che abbiamo gusti così simili, ti consiglio di provare a vedere qualche film orientale (io sono appassionata anche di Giappone, Corea, ecc.): le storie che si raccontano hanno sempre una prospettiva/modo di vedere le cose totalmente nuovo per noi occidentali, quindi non annoiano mai, anzi sono una continua sorpresa. Ti do qualche nome:
- Giappone: Takeshi Kitano, prova i suoi film "HAna-bi" o "Dolls"
- Cina: Wong-kar Wai, provali un po' tutti "2046", "In the mood for love", "Days of being wild" (sono d'amore ma non solo)
- Corea del Sud: Kim ki Duk, di lui ti consiglio di partire dal film "Primavera, estate, autunno, inverno e poi ancora primavera" per andare a ritroso nella carriera - questi sono film crudissimi, a volte dei veri pugni nello stomaco, eppure ti assicuro che ne vale la pena...
Prova, se ti va e magari fami sapere! Magari all'inizio ti possono lasciare perplessi, ma non ti devi fermare alla prima impressione, guardali, fino in fondo, lasciati andare mentre li guardi, e poi "digeriscili" prima di arrivare a un'opinione finale...

TANTISSIMI complimenti ancora per quetso spelndido blog e per la gentilezza con cui ti rivolgi ai tuoi lettori.
P.S.: In Brasile sono stata dal 1997 al 2000, ero a Belo Horizonte ma ho girato un po', sono stata anche a Rio e siccome ho molti parenti in venezuela sono stata anche in Venezuela per un po'... Paesi splendidi...

ANAM ha detto...

Grazie Lara,per i tuoi suggerimenti..Sai non ho mai approfondito più di tanto la cultura orientale anche se amando Tiziano Terzani spesso mi sono inoltrato in questo mondo..Mi segnalo i film che mi hai consigliato così li cerco e quando ho un po di tempo libero(magari in vacanza) me li guardo...un abbraccio grande e buona domenica

Tiziano ha detto...

Bellissimo!!! Davvero complimenti!
Un libro molto interessante che ho comprato da poco e che sto leggendo con piacere è "Bottecchia: storia del primo italiano che vinse il Tour de France" della casa editrice Tunué. Lo consiglio a tutti gli appassionati al ciclismo e in particolare al Tour de France.