05 mar 2011

"DI MORIRE NON MI IMPORTA GRAN COSA" storia di un Antifascista dimenticato!!!

Oggi voglio parlare della storia di un Antifascista del mio territorio,Fortunato Picchi....La sua è una storia poco conosciuta al punto che  i giornali dell'epoca  italiani (ne dettero l’annuncio in poche  righe) e nessun da allora ne parlò più.Il suo nome non compare purtroppo in nessuna delle storie della Resistenza quindi sarebbe forse ora di ricordarsene ..Io ne sono venuto a conoscenza atraverso un libro che in questi giorni dopo qualche anno casualmente è tornato tra le mie mani....Si chiama  "DI MORIRE NON MI IMPORTA GRAN COSA” di Alessandro Affortunati...sottotitolo:Fortunato Picchi e l'operazione "colossus"....Ho ricevuto questo libro il giorno della presentazione all'interno della celebrazione dei partigiani caduti di Poggio alla Malva(prov Prato)..Nel 1999 infatti il Comune di Carmignano affidò ad Alessandro Affortunati una ricerca sul sovversivismo e l’antifascismo nel Montalbano,zona collinare fra Prato e Pistoia,e lo storico,fra vari nomi e fatti,localmente più o meno noti,si imbatté,e scrisse,della straordinaria quanto semisconosciuta vicenda di Fortunato,questo un antifascista che nel 1941 si fece paracadutare nella prima missione britannica di commandos sabotatori in Italia,ma che fu quasi subito catturato e fucilato come “traditore”. Ne scaturì il libro Mille volte no..Sovversivismo ed antifascismo nel Carmignanese..(se non sbaglio l'ho già citato in altre occasioni).In questo libro compara un profilo di Fortunato Picchi, e grazie alla volontà dell’Amministrazione comunale,che volle approfondire la figura umana ed il gesto di questo nostro concittadino per nascita,promosse allora nuovi studi dai quali è poi scaturito questo  volume di Alessandro Affortunati:
La Storia:
Fortunato Picchi nasce,a Comeana(proprio il mio paese) comune di  Carmignano,oggi siamo in provincia di Prato,ma allora prov di Firenze il 28 agosto 1896,da Ferdinando e Iacopina Pazzi.Poi quattordicenne segue la famiglia, povera e numerosa,che si trasferisce in Val di Bisenzio nel comune di  Vaiano,allora territorio del Comune di Prato,dove il padre trova lavoro come cuoco in una ditta tessile...Durante la grande guerra Fortunato viene arruolato e combatte sul fronte macedone... “Difficoltà familiari e spirito di indipendenza inducono Picchi,nel 1921,ad emigrare in Inghilterra dove inizialmente lavora come cameriere.Nel '25, dopo un breve ritorno in Italia, entra al Savoy di Londra dove riesce a costruirsi una brillante carriera divenendo vice-direttore del reparto banchetti.Nel lussuoso hotel frequentato dal “bel mondo”, Picchi lavorerà, guadagnando molto bene, fino all’entrata in guerra dell’Italia fascista quando con altri connazionali verrà precauzionalmente deportato all’isola di Man dove,come vedremo, farà la scelta di operare attivamente contro il regime mussoliniano.

Questo decisivo impegno di Picchi non scaturirà tuttavia da opportunistiche necessità o avventurosi entusiasmi, ma sarà il frutto di una sua lenta e costante maturazione politica avvenuta nella Londra degli anni Trenta.La democrazia britannica è in quel tempo sottoposta a forti spinte verso destra:si pensi alle simpatie degli ambienti conservatori verso il fascismo italiano,tantochè sir Oswald Mosley nel 1932 può fondare la British Union of Fascists;si consideri, tra l’altro, che re Edoardo VII non nasconderà la sua ammirazione verso il nazismo e che il governo conservatore svolgerà poi un ruolo non indifferente nel favorire la vittoria franchista nella guerra civile spagnola.... Fortunato, non manifesta una precisa collocazione politica, se non quella generica di cattolico (tra l'altro non praticante, e su questo avverrà nel 1932 la rottura con suo padre, cattolicissimo), ma ammira tuttavia la figura dell’anticlericale Garibaldi,visto come campione dell’emancipazione dei popoli e uomo politico che storicamente aveva manifestato,pienamente ricambiato, stima ed affetto per l’Inghilterra.
Coltiva le sue amicizie più profonde negli ambienti democratici ed antifascisti e rifiuta di mischiarsi ai connazionali che frequentano le sezioni del partito fascista che in quel periodo,per l’atteggiamento benevolo delle autorità,sorgono numerose sul territorio inglese:questo suo comportamento non mancherà di essere debitamente registrato dai consolati italiani.Fortunato che, celibe, vive ai Sussex Gardens, pensionante di una famiglia di lontane origine italiane,i Lantieri, e nonostante si integri benissimo alla vita inglese,tifa Arsenal e spesso porta Billy,il suo cane alsaziano,a correre in Hyde Park. Pur essendo, oltre a questo dato esteriore, un sincero e convinto ammiratore dei fondamenti della democrazia inglese,tuttavia non vorrà mai rinunciare alla nazionalità italiana,per cui allo scoppio della guerra verrà internato,come ho detto,nel campo dell'isola di Man dove rimarrà fino al dicembre 1940.In questo periodo aderisce al Free Italy Movement, un’associazione di antifascisti italiani di varia tendenza politica costituita nell’ottobre del 1940 dal cattolico Carlo Petrone e che annovera fra gli altri suoi dirigenti Paolo e Pietro Treves, figli di Claudio Treves, uno dei fondatori del socialismo italiano, e Umberto Calosso, una delle più note “voci” di Radio Londra....

Come riferirà Florence Lantieri, dopo sei mesi gli viene offerta la possibilità di lasciare l'isola e tornare al suo ben remunerato lavoro, ma a Picchi la sola attività di propaganda antifascista non può bastare ed è proprio, “paradossalmente”, per “difficile” e grande amor di patria,che fa la scelta coraggiosa ed estrema, di decidere di combattere, se necessario, contro i propri compatrioti anche a costo di esser definito, come poi lo fu, con l’epiteto infamante di “traditore”.Ottiene infatti di arruolarsi nelle forze armate britanniche dove inizialmente è inquadrato come sapper, pioniere del genio, poi, nonostante la sua età non giovanissima, entra su sua richiesta nello Special Operations Executive, uno dei reparti dei servizi segreti creato nel luglio del 1940 per alimentare la resistenza nei paesi occupati dai nazifascisti. A ben quarantesei anni si sottopone ad un durissimo addestramento imparando l'uso delle armi e il lancio con il paracadute.Accetta poi, malgrado se ne potesse esimere,ma volendo esser utile anche come interprete,di entrare in un commando destinato ad un'azione estremamente rischiosa sul territorio italiano:il danneggiamento dell'acquedotto pugliese.Nella notte tra il 10 e l'11 febbraio 1941, dopo una rapida azione di disturbo da parte dell'aviazione, il commando delle X-Troops, partito da Malta e composto da 34 uomini, fra i quali Picchi viene paracadutato tra Calitri, Rapone e Pescopagano.
I guastatori via via si raccolgono nel punto prestabilito lungo il fiume Ofanto, poi si muovono abilmente verso il loro obiettivo, infatti, presentandosi come paracadutisti tedeschi in addestramento,ottengono persino la collaborazione della popolazione.Arrivati al torrente Tragino minano il viadotto,tuttavia il ponte-canale viene danneggiato dall’esplosione,ma non distrutto,e il sabotaggio ha l’effetto di provocare danni non devastanti che provocano solo mancanza d'acqua per alcune ore nei comuni tra Foggia e Bari. Dopo l’azione i parà cercano di raggiungere a piccoli gruppi il punto della costa dove li aspetta un sommergibile, ma ormai carabinieri e milizia, con l’aiuto della popolazione, danno il via ad un vasto rastrellamento che impedirà ai britannici di esser recuperati nei tempi stabiliti. Costretto come gli altri ad arrendersi, Picchi, che in quei frangenti si prodiga affinché non venga sparso sangue fra i civili, viene arrestato ed interrogato: si qualifica come Pierre Dupont, francese “libero”, poi deve ammettere la sua vera identità e la fa specificando di esser lì non per tradire l’Italia, ma per combattere il regime fascista. Tutti i britannici, in divisa,vengono considerati prigionieri di guerra ed inviati nei campi di concentramento, mentre Picchi, in quanto cittadino italiano,è subito deferito per tradimento al famigerato Tsds. Secondo le logiche militari la sentenza non poteva purtroppo che essere di morte per fucilazione alla schiena,eseguita, dopo breve lasso di tempo (alle ore 7 del 6 aprile 1941), da un plotone di agenti di PS a Roma nel Forte Bravetta. Mentre Oltremanica i democratici inglesi esaltarono la nobiltà del suo gesto parlando di “Life sacrificed for Freedom” e definendolo “Martyr of the New Risorgimento”, in Italia i suoi familiari dovettero fatalmente sopportare le più pesanti angherie del regime fascista,e questa fu l’unica cosa di cui Fortunato si pentì.
Scrisse infatti nell’ultima lettera alla madre:
MIA CARISSIMA MAMMA.
Mi dispiace,cara,mammaper voi e per tutti di casa che questa sciagura e del dolore che vi arrecherà.Ormai per me è finito tutto ciò che rimane del mondo,sia di dolore che di piacere.DI MORIRE NON M'IMPORTA GRA COSA,quel che mi dispiace è che io,che ho voluto sempre bene al mio paese,debba oggi essere considerato come un traditore.Eppure,in coscienza,io non penso così!! Perdonatemi,cara mammae ricordatemi a tutti.Chiedo a voi sopratutto il vostro perdone e benedizione.Ne ho tanto bisogno!Baciate tutti i miei fratelli e sorelle,cara mamma un abbraccio sperando con l'aiuto di Dio di ricongiungerci in cielo..Viva l'Italia!!
vosto figlio Fortunato

Affortunati rileva che,sia immediatamente dopo il 25 luglio 1943,sia soprattutto dopo la Liberazione, gli antifascisti vaianesi resero onore a Fortunato, mentre sulla stampa pratese il “Corriere del Mattino” del 15 maggio 1945 lo indicò come “il primo patriota [pratese] ed uno dei primi d'Italia” e la “La Nazione del Popolo” del 21 febbraio 1946 lo definì “Eroe”. Tuttavia i familiari di Picchi rimasti  si opposero tenacemente a qualsiasi utilizzo politico della sua figura,e forse anche per questo il suo coraggioso gesto iniziò ed essere dimenticato. Il 16/17 aprile 1949, in “una temperie politica ben diversa da quella del 1945-46” Paolo Caccia Dominioni sul “Corriere d'informazione” si occupò di Picchi con l’articolo: “Era un traditore oppure un eroe?” Concluse che era sia un po' l'uno che l'altro, ma questa sua valutazione trovò la strenua opposizione di un democratico inglese, Ivor Thomas, che in una lettera al direttore scrisse: “Fortunato Picchi fu tra gli uomini più valorosi dell'età nostra. Amò la sua terra...e sacrificò la sua vita per contribuire a liberarla dalla tirannia fascista...Se Picchi fu un traditore, allora Mussolini fu un patriota; e io temo che l'articolo di Paolo Caccia Dominioni rafforzerà la posizione di quanti asseriscono che il fascismo riuscì sempre accetto al popolo italiano ed è ora in via di riprendersi”... Da allora - nota Affortunati - “di Picchi non si è più parlato se non incidentalmente”....
Fortunato Picchi!!!!Degno di essere chiamato Partigiano....

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