04 mar 2011

jorge Luis Borges da El otro, el mismo - L'altro, lo stesso

L'inutile alba mi trova a un deserto angolo di strada;
sono sopravvissuto alla notte.
Le notti sono onde superbe; neroazzurre pesanti onde
cariche d'ogni sfumatura di profondi detriti e
oggetti improbabili e desiderabili.
Le notti son solite arrecare misteriosi doni e rifiuti,
di oggetti per metà ceduti per metà trattenuti, di
gioie con un emisfero oscuro. Vi dico che le notti
agiscono in questo modo.
La marea notturna mi ha lasciato gli usati frammenti
e relitti: qualche odiato amico con cui chiacchierare,
musica per i sogni, fumo di cenere amara.
Ciò di cui il mio cuore affamato non sa che farsi.
L'alta ondata ha portato te.
Parole, ogni parola, il tuo riso: tu così indolentemente
e incessantemente bella. Abbiamo parlato e tu hai
dimenticato le parole.
L'alba che tutto distrugge mi trova in una deserta strada della mia città.
Il tuo profilo rivolto altrove, i suoni che compongono
il tuo nome, la musica del tuo riso: sono questi gli
spendidi balocchi che mi hai lasciato.
Li rigiro tra me nell'alba, li smarrisco, li ritrovo:
li enumero ai rari cani spersi e alle
poche stelle sperse nell'alba.
La tua oscura, intensa vita...
Debbo raggiungerti, in qualche modo; metto via quei
grandiosi doni che mi hai lasciato. Io voglio il tuo
sguardo segreto, il tuo sorriso vero - quel sorriso solitario, e ironico
 che il tuo freddo specchio conosce

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