3 dic 2011

Donika Jahaj "IO PENSO IN ITALIANO"

 Il mio viaggio verso un mondo sconosciuto è cominciato li dove sono partiti tutti.Niente di particolare, la stessa storia ,lo stesso destino.Spesso nella vita si fanno delle scelte non per convinzione,ma perchè dietro c'è una realtà amara,un disastro sociale che fa perdere la dignità umana.E mi trovai in paesino piccolo con 35 abitanti.Qualcuno mi potrà chiedere ma chi diavolo ti ha portato qui o ma che diavolo ci fai qui? Ho cominciato a vivere qui per la necessità e poi più tardi ho capito che lo amo questo paese e ho scelto di vivere qui.Cosa c'è di così particolare per decidere di non spostarsi più?Forse a New York, o forse a Filadelfia...... Oh no ,ci sono stata ma non l'ho potuto cambiare questo piccolo paesino con niente di tutto questo.Io non sono la persona che trova bello tutto in un altro paese e odio la mia terra.Mi fa orrore quando sento i miei paesani mandare a quel paese la loro patria,o che bestemmiano nella lingua straniera.Come mi fanno orrore tutti quelli che stanno qui e che fanno gruppo,che non rispettano le regole di questo paese.E tanto meno non mi piace sentire che la vita di un emigrante è un inferno.Io le so le difficoltà che passa un emigrante, che lavorano duramente e forse non si sentano accettati.Ho avuto anche io le mie giornate che mi sono alzata la mattina e mi sono detta: ma io perchè mi trovo qui?
Ma qui ho imparato a vivere veramente la vita con semplicità e sentirmi uno di tutti.E' strano.In un paese piccolo così sei distinto per nazionalità ,me non mi chiamano più quella albanese,mi chiamano per nome.Mi sento di questo paese in tutti i momenti ,nella mattina quando guardo il sole dalla mia finestra, quando vado a cercare i funghi con altri cercatori,quando vado a innaffiare i fiori nel cimitero nella tomba della mia amica,mi dispiace se distruggono le strade vecchie per rifarle nuove.....E mi piace quando il padre di 86 anni di una mia amica suona per me “Calabrisella mia”,quando faccio le veglie nelle notti d'estate,quando scambiamo le marmellate fatte in casa,governare i gatti randagi, essere invitata nei battesimi dei nuovi arrivati,essere avvisata per andare ai funerali.Io torno spesso nel mio paese, vado a visitare i miei cari morti nel cimitero, sorrido a Manhattan quando sento di parlare la mia lingua nel dialetto stretto della mia città , rimango sorpresa a Filadelfia dalle sue strade fiancheggiate dal tutte le bandiere del mondo, e la prima è quella del mio paese nativo.Mi scordo dove sono quando un cameriere a Piazza del Campo mi parla nella mia lingua, e mi fa piacere fare da guida turistica per il primo gruppo dal mio paese che fa Wine Tour in Toscana.
L'ultima volta che sono andata nel mio paese nativo sono entrata in una pizzeria e senza accorgermi parlavo con il cameriere nella lingua italiana,e lui continuava a parlarmi in italiano perfetto,senza farmi pesare che è maleducazione parlare in una lingua straniera a casa tua.Quando me ne sono accorta gli ho chiesto scusa.Sono uscita fuori e ho avuto un sensazione di sentirmi un cittadina di tutto il mondo .Io non lo so dove sarò domani,perchè non so dove sono le mie radici,ma di una cosa sono certa: ovunque vado prenderò con me una parte della mia vita che ho speso in questo bel paesino italiano,ho dei bellissimi ricordi ma anche brutti,perchè fanno parte del bilancio della vita e sono certa che ovunque vado io penserò sempre in italiano.

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