09 apr 2011

Se mi chiedete (Aharon Shabtai)

Se mi chiedete
Di dare la caccia a un ragazzo
A 150 metri di distanza
Con un fucile a cannocchiale,
Se mi chiedete di sedermi in un tank e
Dalle altezze della moralità ebraica,
Fare penetrare un obice
Nella finestra di una casa,
Mi toglierò gli occhiali
E borbotterò cortesemente:
"No, signori!
Rifiuto di spogliarmi
Per sguazzare con voi
In un bagno di sangue".
Se mi chiedete
Di tendere le orecchie
Perché voi ci caghiate dentro,
Scusandomi, dirò:
"No, grazie!
Le vostre parole puzzano,
Preferisco sedermi
Sull’asse del mio cesso!"
Meglio dunque che la smettiate,
Perché se vi ostinate,
Se continuate a insistere
Che io mi unisca alla vostra muta,
Per grugnire insieme,
Perché insieme ci rotoliamo
E ci facciamo tutti crescere addosso
Setole di porco,
E insieme affondiamo
Le nostre narici di lupi
Nella carne cruda,
Perderò la pazienza
E risponderò con fermezza:
"Signor Primo Ministro,
Onorevole Generale,
Sua Eccellenza Deputato...
Sua Santità il Rabbino,
Baciatemi il culo!"


Aharon Shabtai
Nato nel 1939 è uno dei maggiori poeti israeliani contemporanei. Ha studiato Greco e Filosofia alla Hebrew University, alla Sorbona e a Cambridge. Insegna letteratura ebraica all’Università di Tel Aviv. Shabtai, il più accreditato traduttore di drammi greci in ebraico, ha ricevuto nel 1993 il premio del Primo Ministro per la Traduzione. Dal suo primo volume di versi apparso nel 1966, Shabtaï ha pubblicato più di sedici libri di poesia. Influenzato da fonti diverse, come William Carlos Williams e la mitologia greca, è un poeta che ha spesso mescolato reale e irreale. Egli prende ispirazione dalla filosofia, dagli eroi e dall’immaginario erotico greco per esprimere uno dei suoi temi ricorrenti: l’esaltazione e la totalità sono raggiunti attraverso la morte e la profanazione. Traduzioni dei suoi lavori in inglese sono apparsi in numerose riviste, incluse la “American Poetry Review”, la “London Review of Books”, e “Parnassus in Review”; un’ampia selezione delle sue poesie, Love and Other Poems, è stata pubblicata in lingua inglese nel 1997 da Sheep Meadow Press. Nel 2003, per le edizioni New Directions, è uscita la traduzione inglese del volume intitolato J’Accuse, vincitore del premio del PEN American Center. Molte delle poesie contenute in J’Accuse sono state pubblicate precedentemente nel supplemento letterario settimanale del quotidiano israeliano Ha’aretz e hanno provocato lettere di sdegno all’editore e minacce di cancellazione degli abbonamenti. Richiamandosi alla famosa lettera in cui Emile Zola denunciava l’antisemitismo del governo francese durante l’affare Dreyfus, in J’Accuse Shabtai accusa il suo Paese di crimini contro l’umanità, rifiutando di abbandonare la sua fede nei valori morali della società Israeliana e di tacere di fronte agli atti di barbarie. Pur essendo uno dei quaranta scrittori israeliani invitati alla Fiera del libro di Parigi nel 2008, Shabtaï si è rifiutato di essere presente. In un’intervista concessa a Silvia Cattori e pubblicata sul sito francese Free Palestine, Shabtaï afferma: “Questo salone del libro, così come ogni altro tipo di manifestazioni dove lo Stato d’Israele è invitato, non è un mezzo per promuovere la pace in Medio Oriente, né un mezzo per portare la giustizia ai Palestinesi. Si tratta solamente di propaganda, che mira a dare di Israele un’immagine di paese liberale e democratico”. Non è la prima volta che il poeta boicotta una manifestazione culturale israeliana per ragioni politiche. Atteggiamento simile ebbe anche nel 2006, quando rifiutò di partecipare al Poetry International Festival, che si tenne a Gerusalemme. In quell’occasione scrisse pubblicamente: “Io mi oppongo a un festival internazionale di poesia in una città dove gli abitanti arabi sono sistematicamente e brutalmente oppressi

3 commenti:

`·. ̧ ̧.· ́ ́ ̄`··.Giusy.·`·. ̧ ̧.· ́ ́ ̄`· ha detto...

Anam...ho i brividi e un magone in gola Amico mio!
Queste parole sono strazianti!Ma vere!!
Ti stringo...ti voglio bene.

ANAM ha detto...

Ciao dolce amica,sì straziati...leggendo le parole di questa poesia è come prendere un pugno nello stomaco..parole vere parole che fanno male...ho aggiunto anche la sua biografia perchè non tutti sanno chi è questo poeta scrittore...
un mega abbraccio dalla campagna Toscana...besito!!!

`·. ̧ ̧.· ́ ́ ̄`··.Giusy.·`·. ̧ ̧.· ́ ́ ̄`· ha detto...

Aharon Shabtai...è davvero molto bravo...scrive in modo coinvolgente...reale!
L'ammiro tantissimo...
Un caro saluto a questo bravissimo poeta.
E a te...un abbraccio.