02 gen 2011

Il futuro ai giovani...bla bla bla

Già nell'ultimo pezzo del 2010 avevo scritto di Napolitano (qui) certo non era necessario il suo discorso di fine anno per dare un giudizio sul suo operato e non volevo neppure commentare questo..Poi a distanza di due giorni leggendo le varie testate giornalistiche e pure i commenti e vedere che tutti nessuno escluso a fare le lodi dal Pdl al Pd compreso,allora  ho deciso di commentare!!Il Presidente ci ha deluso acora,parla di giovani,fututo bla bla bla non e’ la prima volta che ascoltiamo e/o leggiamo di questi discorsi a favore dei giovani.E’solo ipocrisia.Essere il garante della costituzione non vuol dire essere super partes ma avere coraggio e fare delle scelte nette.Pertini o Ciampi avrebbero sicuramente arginato la valanga di sterco riversata sull'Italia dal ducetto di Arcore, Napolitano invece per troppe volte si è voltato per non vedere.(vedi decreto Gelmini proprio sui giovani)

E allora nonostante ciò un discorso ritenuto da tutti bello! Parlare dei ragazzi è molto più facile che parlare delle tute blu.Parlare dei giovani che in questo momento non hanno responsabilità familiari cioè quelle di portare a casa la fetta è un modo come un altro di eludere i problemi.Bello e toccante parlare dei giovani e del loro futuro,resta il fatto che la legge Gelmini è passata.Resta il fatto che pochissimi giovani hanno assistito al messaggio del presidente Napolitano,sono convinto che se non avesse firmato l'avrebbero ascoltato tutti!Lui che l'aveva accolti  al quirinale,un gesto di facciata nello stile di Berlusconi..Una legge che il Presidente della Repubblica,che poteva non firmare,sopratutto se è una cosa ingiusta.

Ma è più facile illudere in parole i giovani parlare di fututo,che delle pensioni e dei disoccupati è molto più impegnativo e non avrebbe il consenso di tutte le forze politiche.Infatti quale forza politica di fronte alla morte di un bambino ogni 15secondi dice che è giusta? Tutti si prodigano e inviano qualche spicciolo per mettersi l'anima in pace,ma pochi vanno alla radice del problema per vedere come mai si muore ogni 15secondi e stabilirne le responsabilità.Un discorso che sta bene a tutti è come l'acqua che scorre, passa e va. Parlare di Pomigliano e Mirafiori e del fascista Marchionne certamente non avrebbe il plauso di tutte le forze politiche ma avrebbe il grande merito di essere la verità. Avrei preferito sentire delle cose che riguardano i poveracci che nel 2011 dovranno fare i conti con un altro salasso di mille euro.Avrei plaudito nel sentire parlare dei problemi delle famiglie e dei disoccupati,sarei stato felice di sentire qualcosa sul diritto imparziale dell'informazione pubblica.Infine come non parlare di un governo che tiene in parlamento condannati e indagati?

La risposta del Presidente
di Concita De Gregorio
tutti gli articoli dell'autore E così il Presidente della Repubblica ha scelto la sede più solenne, il messaggio di fine anno, per rispondere a quella delegazione di studenti che “vestiti da strada” aveva accolto al Quirinale la mattina dell’ultima grande manifestazione. «Ci ha solo ascoltati», avevano riferito quei ragazzi e subito qualcuno aveva avuto da ridire: un gesto solo formale, non ha detto loro niente. A parte il fatto che i gesti formali, sempre ma in specie quando a compierli sono alte autorità, sono simboli: parlano anche se tacciono, dicono in un caso come questo, per esempio, che quei dodici ragazzi eletti per caso a rappresentarne altre migliaia, altri milioni, una volta ricevuti al Quirinale – da quell’istante esatto, definitivamente – cessano di essere facinorosi analfabeti irresponsabili estremisti, non possono più essere indicati da chi li teme e li aggredisce come nemici: sono una parte essenziale della nostra società, un interlocutore da rispettare, una voce da ascoltare e alla quale dare risposte.Ecco adesso, per chi ne avesse avuto bisogno – c’è sempre chi non capisce i gesti simbolici, sono purtroppo in molti, o finge di non capire – le parole in chiaro. Abbiamo concluso queste righe il giorno di fine anno con l’invito a ripartire dai ragazzi, a guidarli e farsi guidare da loro. Il presidente Napolitano ha usato quasi le stesse parole: investire sui giovani, ha detto, scommettere sui giovani, chiamarli a fare la propria parte e dare loro adeguate opportunità. Sono sicuro – «ho potuto verificarlo in tante occasioni» - che questa sia la strada giusta. La strada giusta, l’unica strada possibile. Se chi governa non saprà dare loro opportunità di lavoro metterà in scacco la democrazia.Ha esortato i giovani a non cedere alla tentazione della violenza, ha chiesto alla politica, alle istituzioni democratiche di non fingere di non vedere quanto sia grande «l’ansia di non poterci più aspettare nella parte del mondo in cui viviamo un ulteriore avanzamento e progresso di generazione in generazione, come nel passato». Il futuro non è più quello di una volta. Troppa «difficoltà di vita quotidiana in diverse sfere sociali, troppo malessere tra i giovani. Abbiamo bisogno di non nasconderci nessuno dei problemi e delle dure prove da affrontare : proprio per poter suscitare un vasto moto di energie e di volontà, capace di mettere a frutto tradizioni, risorse e potenzialità di cui siamo ricchi». Ecco, non nascondersi i problemi – pratica purtroppo diffusissima tra i demagoghi – per affrontarli. Guardare la realtà negli occhi, nominarla anche quando è terribile, trarre da qui la forza per combatterla.Ho appena finito di leggere un libro che racconta della battaglia di Paqual Maragall contro l’Alzheimer. Maragall è stato uno degli uomini politici più amati della sua generazione, sindaco di Barcellona olimpica e poi artefice della storica sconfitta della destra catalana alla regione autonoma. Dopo di lui il socialismo catalano è venuto scemando fino a perdere di nuovo.
Dice, nella prefazione scritta di suo pugno, nonostante la malattia: «Non c’è scritto da nessuna parte che questo male sia invincibile. Siamo andati sulla luna e siamo tornati, e però ancora chiudiamo negli ospizi, per mancanza di altre soluzioni, i malati che dovremmo tenere a casa a dormire, a vivere il giorno nel loro quartiere. Le attività, gli spettacoli, lo sport sono quello che serve».
Altre soluzioni. Ricerca scientifica, visione politica, coraggio e costanza. Vale per i vecchi, per i malati, per sani, per i giovani. Danno un documentario su questa storia, si intitola «Bicicletta, cucchiaio, mela». Sono tre parole del test periodico a cui si sottopone chi perde la memoria. Vado a vederlo, ve ne parlerò

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