09 set 2010

IL VECCHIO E IL MARE H.Hemingway

Premesso che non è mio costume recensire i grandi classici della letteratura,poichè non mi ritengo sufficientemente competente per poter formulare un analisi completa e accurata di tutti quegli aspetti che voci molto più autorevoli della mia hanno approfondito nel corso degli anni,premesso ciò,voglio fare un eccezione alla regola per "Il vecchio e il mare",libro che amo particolarmente(mi ricorda la mia vacanza a Cuba quando ho avuto modo di visitare la casa museo di Ernest e sopratutto i luoghi dove è ambientato questa storia)
Prima di tutto,voglio sottolineare la grandezza dello scrittore Ernest Hemingway. La sua vita, piena di avvenimenti, di cambi di scena repentini, un viaggio continuo tra l'America e l'Europa, mi ha sempre entusiasmato.Leggendo la sua biografia mi rendo conto che proprio da una esistenza così intensa,possono nascere grandi capolavori.Il vecchio e il mare è secondo me anche un racconto perfetto sia contenutisticamente sia stilisticamente..Libro che è riconosciuto come uno dei classici piu' "classici" della storia della letteratura mondiale di ogni epoca. E' piuttosto corto,ma in quelle poche pagine sprigiona un'intensità emotiva e regala momenti di riflessione davvero importanti.Ne IL VECCHIO E IL MARE,il tema centrale è quello concernente l'uomo,ostaggio delle proprie paure,delle proprie debolezze, della propria solitudine,misurata non in quanto isolamento dalla comunità di gente ma in rapporto a se stesso e anche con la natura,entità misteriosa e quanto mai di forza prorompente.In questo senso,il VECCHIO puo' dire di aver un rapporto migliore addirittura col mar che non con se stesso,sembra dipinto il MARE come l'unica entità (Umanizzata qui)in grado di mantenere fede alla fiducia quasi amica che hai riposto in lui.Cio' che ho apprezzato di piu',oltre alla metafora della lotta tra il vecchio e i pesci,in un continuo crescendo di intensità,sono le domande che anche ad alta voce il vecchio si poneva,domande esstenziali,quasi filosofiche sotto un certo punto di vista, intime...meraviglia!Chi ha probemi con se stesso,chi soffre un po' di solitudine,chi ha difficoltà a volte a riconoscersi e a ricordarsi chi sia in realtà,dovrebbe leggere questo libro...che rappresenta una sorta di lotta al mistero che si ha di se stessi.Lottare,lottare,lottare, senza mollare mai,trarre forze impensabili,dove fisicamente si è morti,mentalmente non lo si è e questo fa la differenza,ci spiega hemingway.Mai dermordere,anche di fronte all'apparente piu' invalicabile ostacolo che ci viene frapposto tra noi e un obiettivo che ci siamo prefissati.

(il video dal film)
La trama:
Santiago è un vecchio pescatore cubano ormai abbandonato dalla buona sorte. Sono diventati ottantaquattro i giorni in cui non è riuscito a prendere alcun pesce. Manolo, il ragazzo che fin da bambino lo ha accompagnato in barca, a cui ha insegnato ogni cosa del mestiere di pescatore e nei confronti del quale nutre un profondo affetto, è stato costretto dai genitori a pescare su un’altra barca. Ormai tutti ritengono Santiago un vecchio privo di risorse colpito dalla sfortuna. Vive solo nella capanna del suo piccolo villaggio abbandonato da tutti, deluso e sfiduciato, come colpito da una maledizione. Manolo ricambia però il suo affetto e non manca di far capire a Santiago che preferirebbe pescare con lui. Manolo lo va a trovare tutte le volte che può; cerca di aiutarlo trasportando le lenze o la fiocina o la vela; gli procura le esche. E vederlo arrivare a mani vuote lo rende infinitamente triste e impotente.

Santiago prende nuovamente il mare da solo e questa volta un enorme pesce abbocca all’amo trascinando al largo la sua piccola barca. E’ una lotta molto dura quella tra Santiago e quel pesce spada lungo più di cinque metri; dura tre giorni e tre notti durante le quali il vecchio avrebbe tanto desiderato l’aiuto e il conforto di Manolo. Il pensiero del ragazzo lo accompagna sempre e gli da forza quando sta per cedere; ma c’è anche un altro uomo che lo aiuta in questo suo estenuante percorso e che ritiene un impareggiabile esempio. E’ l’italo-americano Joe Di Maggio, imbattibile capitano della squadra di baseball di New York. Grazie a loro e alla sua perseveranza, Santiago vince la lotta contro il “nobile” pesce. Ma la sua piccola odissea non è conclusa. Durante il viaggio di ritorno Santiago è costretto a fare i conti con gli squali che non vogliono mollare quella preda e che man mano gli strappano. Il vecchio riesce ad avere la meglio su quei pescecani, ma al suo rientro nel porto, del suo enorme pesce è ormai rimasta solo la testa e la lisca, quasi un simbolo di ciò che ha dovuto affrontare. Una vanificazione delle grandi speranze e di tutti gli sforzi? No, piuttosto un elogio della forza e della perseveranza, ma anche del rispetto per la natura e del risentimento per l’uccisione di un animale in fondo simile a lui, forte e solo.
Il linguaggio adottato da Hemingway è semplice anche se molte pagine contengono termini tecnici riguardanti la pesca che qualcuno potrebbe trovare noiosi.
Diversi sono i temi che emergono in questo racconto. Prima di tutto l’amicizia e l’affetto tra il vecchio pescatore Santiago e la giovane leva Manolo; poi la solitudine, l’abbandono e lo sconforto di chi è ormai vecchio e quasi emarginato da tutti; infine la sconfitta in qualche episodio di vita, ma certamente non la sconfitta nella vita.
Un libro per chi voglia trovare un brillante esempio di tenacia e caparbia; per chi voglia lottare e non avere rimpianti; per chi voglia ritrovare le forze e affrontare la vita con determinazione.
Un racconto indimenticabile come gli occhi di Santiago che avevano lo stesso colore del mare ed erano allegri e indomiti.

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