19 ott 2011

"L'attimo fuggente" ANDREA ZANZOTTO 10 ottobre 1921 – 18 ottobre 2011

"Le front comme un drapeau perdu
Ancora qui. Lo riconosco. In orbite
di coazione. Gli altri nell’incorposa
increante libertà. Dal monte
che con troppo alte selve m’affronta
tento vedere e vedermi,
mentre allegria irrita di lumi
san Silvestro, sparge laggiù la notte
di ghiotti muschi, di ghiotte correntie.
E. E, puro vento, sola neve, ch’io toccherò tra poco.
Ditemi che ci siete, tendetevi a sorreggermi.
In voi fui, sono, mi avete atteso,
non mai dubbio v’ha offesi.
Sarai, anima e neve,
tu: colei che non sa
oltre l’immacolato tacere.
Ravvia la mia dispersa fronte. Sollevami. E.
E’ questo il sospiro che discrimina
che culmina, “l’attimo fuggente”.
E’ questo il crisma nel cui odore io dico:
sì, mi hai raccolto
su da me stesso e con te entro
nella fonte dell’anno.
Andrea Zanzotto, Un Grande Poeta del Secondo Novecento
Biografia
Andrea Zanzotto è nato a Pieve di Soligo, in provincia di Treviso, il 10 ottobre del 1921.
Andrea Zanzotto è stato uno degli ultimi grandi poeti del secondo Novecento, i cui versi furono notati per primo da Giuseppe Ungaretti.Nel 1939 si iscrisse alla facoltà di lettere dell’Università di Padova, dove ebbe come insegnanti Diego Valeri e il latinista Concetto Marchesi.
Il 30 ottobre del 1942 a Padova, con una tesi sull’opera di Grazia Deledda, Andrea Zanzotto si laureò in letteratura italiana avendo come relatore il professor Natale Busetto.Sotto la spinta di Valeri, approfondì la lettura di Baudelaire e scoprì Rimbaud, mentre, grazie a Luigi Stefanini, lesse per la prima volta Hölderlin, nella traduzione di Vincenzo Errante.Da sempre impegnato in difesa dell’ambiente, Andrea Zanzotto trovò nei boschi, nei cieli, nel paesaggio della campagna veneta la sua ispirazione fin dall’infanzia, quando bambino andava con il padre pittore, antifascista, a contemplare il paesaggio che poi ritrovava a casa, nei suoi quadri.Autore prolifico di raccolte in versi ma anche di testi in prosa come “Sull’Altopiano”, Andrea Zanzotto ha usato il dialetto in un quarto della sua opera.Nel 1951 uscì la sua prima raccolta “Dietro il paesaggio” con cui vinse il Premio San Babila per gli inediti che aveva in giuria Giuseppe Ungaretti, Eugenio Montale, Salvatore Quasimodo, Leonardo Sinisgalli e Vittorio Sereni.Nel 1968 venne pubblicata la sua raccolta “La beltà”, presentata a Roma da Pier Paolo Pasolini e recensita sul Corriere della Sera da Eugenio Montale.Andrea Zanzotto ha raccontato il silenzio della natura e la violenza della storia in tutti i suoi versi raccolti da Mondadori per i suoi novant’anni in “Tutte le poesie”.Dal 1976 iniziò la sua collaborazione con Fellini e con la moglie Giulietta Masina e due anni dopo, pubblicò nella collana Lo Specchio, Il Galateo in Bosco che riceverà il Premio Viareggio nel 1979.La formazione di Andrea Zanzotto non è facile da individuare perché diversa rispetto alle correnti e ai gruppi che hanno caratterizzato il nostro Novecento.Andrea Zanzotto è considerato come il più padano tra i poeti italiani ecco cosa rispondeva alla domanda secondo la quale la sua battaglia contro la cementificazione del Piave si poteva dimostrare come fatto concreto e tangibile della volontà di essere in prima linea per la sua terra:” La marcia di autodistruzione del nostro favoloso mondo veneto ricco di arte e di memorie è arrivata ad alterare la consistenza stessa della terra che ci sta sotto i piedi. I boschi, i cieli, la campagna sono stati la mia ispirazione poetica fin dall’infanzia. Ne ho sempre ricevuto una forza di bellezza e tranquillità. Ecco perché la distruzione del paesaggio è per me un lutto terribile. Bisogna indignarsi e fermare lo scempio che vede ogni area verde rimasta come un’area da edificare”«Che cosa si capisce della vita dopo 90 anni? Niente». Andrea Zanzotto aveva risposto così in un’intervista al Tg3 del Veneto il giorno del suo novantesimo compleanno. «Cosa vuole che si capisca in 90 anni ? Per dire parole che valgano la pena bisognerebbe almeno averne 900 di anni…».

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