07 lug 2011

L'Italia peggiore(Vieni avanti cretino)

Ogni giorno quando sfoglio i quotidiani e leggo dei nostri rappresentanti di governo mi viene la nausea,dai mini-stri che si danno di cretini,Berlusconi che partecipa alla presentazione del libro del secolo firmato Scilipoti(dal titolo:Il re dei voltagabbana)per finire alla richiesta del Pm di Napoli riguardo l'arresto di un'altro  deputato del Pdl(leggi link)anche se questa non è una notizia,visto che ormai i reati commessi dagli appartenenti alla cosca governativa non ci meravigliano più.Siamo talmente sommersi ogni giorno da nuovi crimini,che non ci fanno più effetto.E' sì ci siamo abituati,ad essere governati dall'Italia peggiore,non quella di cui parlava quel mini-stro,(che citavo nella notizia iniziale)rimasto infantile nel cervello.
Dovremo prendere spunto proprio da quella infelice frase per raccogliere le firme e indire un referendum: "Non vogliamo l'Italia peggiore al governo".Non riesco a rassegnarmi che per il semplice fatto di aver vinto le elezioni,si arroghino anche il diritto di infrangere le leggi, senza che nessuno li possa fermare.Se la magistratura è impossibilitata ad arrestare un delinquente perché si nasconde in Parlamento,vuol dire che il Parlamento è stato trasformato in un covo della malavita.Essendo la popolazione a conoscenza dei loschi affari che in quel luogo si commettono è mai possibile non esserci un modo per ripulire quello che dovrebbe essere un luogo pulito e incontaminato? Come si può accettare che sessanta milioni di persone oneste vengano derubate e tenute sotto ricatto da un pugno di terroristi della legalità?Qui non si tratta più di un Paese Democratico ma di un Paese fuori legge.Questa realtà dovrebbe essere portata a conoscenza del tribunale internazionale per i diritti civili, perché i crimini commessi contro il patrimonio comune, privano i cittadini dei loro diritti, impoverendoli sempre più.
Non è possibile negate le scelte,di un popolo,che non più di 2 mesi or sono,ha decretato,sotto suo esplicito dictat,(parlo di Berlusconi)la sua debacle, personale e politica,nella stragrande maggioranza,dei votanti,mentre il suo,tanto decantato,consenso popolare,si fonda su poco - del 30% dei votanti, e si regge come tutti sanno sulla più iniqua legge di maggioranza relativa?? E’ mai possibile giocare,con drammatiche situazioni,come le guerre,trattando e ritrattando,asserendo e negando, a, seconda delle convenienze??E' possibile sentire parlare questi mafiosi di processi brevi,giustizia a orologeria,frodi fiscali,fuga di notizie,intercettazioni,tangenti, puttanerie??Sono questi gli argomenti di cui si occupa il governo, il cui compito è: rubare tutto il possibile, tacitare la magistratura e chiudere la bocca ai giornalisti per impedire ai magistrati di arrestarli e ai giornalisti di non rivelare i loro misfatti.Tutte queste domande, sono chiaramente retoriche e, non cercano una risposta differente, da ciò che intrinsicamente affermano,esprimono però certamente tutta l’ incredulità, verso la passiva accettazione di affermazioni e pratiche incredibilmente insensate,se rapportate alla valenza che ricoprono berlusconi,haimè è il capo del governo, non è il capocomico di un teatro dell’arte, come sembrerebbe apparire, tutto ciò che combina, coinvolge le speranze, le economie,la dignità, della gente,ne coinvolge l’intera vita, non è certo privo da consapevoli responsabilità, ed è certo colpevole e interessato..

Certo,anche una parte dell'opposizione non è esente da colpe,dal famoso conflitto d'interessi che il governo Prodi prima e D'Alema poi non attuarono,ma non solo proprio il PD che tanto chiede di abbassare i costi della politica ieri non ha votato a favore dell'abolizione delle province!E voi vi sentite rappresentati da loro?C'è bisogno di una sinistra vera che sia unita,solita e che rappresenti tutti i cittadini onesti,i lavoratori,gli studenti di questo paese e dobbiamo manifestare,scioperare e stare uniti!!! tutti uniti!!! Per riprenderci questo nostro caro paese!!!

ORA E SEMPRE RESISTENZA!!!
Ragione e sentimento(Concita De Gregorio)
Cammino fra gli “indignati” spagnoli, sono venuta in questi giorni ad ascoltarli e a parlare con loro, e vedo un popolo: donne scese per strada in pantofole, genitori e figli, uomini di mezza età col vestito dell’ufficio, giovani e anziani. Una moltitudine, come se le case si fossero svuotate e riversate per strada: famiglie, ceto medio, intellettuali, operai, disoccupati di trent’anni che non hanno ancora avuto accesso al lavoro e di cinquanta che sono stati già mandati a casa. Ce l’hanno con le banche che non pagano mai pegno, con gli imprenditori europei che producono in Cina sottocosto e si arricchiscono vendendo poi le loro merci nei paesi dove hanno chiuso fabbriche e licenziato, col governo che non tutela chi ha deciso invece di garantire i diritti dei lavoratori locali ed è perciò fuori mercato, destinato a fallire.Ce l’hanno con una classe politica che volta le spalle alla realtà e si preoccupa eternamente di tutelare se stessa, destra e sinistra, una classe politica che gioca al risiko delle alleanze come se fosse uno scacchiere privato, che scende a patti con le cricche sorda alla vita attorno, indifferente al disamore che si fa rivolta. Non si sentono rappresentati da nessuno, e sono milioni. Ho visto nascere in Italia, in questi tre anni, il principio di tutto questo.
Ho visto farsi strada lentamente ma inesorabilmente il risveglio di un popolo che ha saputo evitare la trappola della violenza e che ha trasformato la rabbia sociale in pensiero, creatività, sorprendente ironia, efficace protesta. In risultati elettorali, alla fine. Gli operai sui tetti e sulle gru, le isole occupate da disoccupati, gli studenti coi loro libri al collo, i cittadini dell’Aquila con le carriole, le moltitudini di ragazzi in piazza per una giustizia giusta e per la lotta alla corruzione e all’illegalità, le serrate dei musei e dei teatri anche pubblici, il teatro Valle preso dai migliori fra i nostri attori che recitano Pasolini e Gadda, Carmelo Bene e Platone. Le donne, le donne. Un milione di donne in piazza in tutte le piazze del Paese, suore e missionarie, giovani immigrate e casalinghe consumate, destra e sinistra insieme perché ora basta, se non ora quando. (A Siena di nuovo questo fine settimana, e vedrete quanti torneranno a sorprendersi e a candidare per tre giorni donne alla guida dei partiti, del paese. Solo per tre giorni, però).
Ho visto il popolo della rete che non è un mondo di avatar, e questo mondo siamo noi, sono i nostri figli che scaricano i telegiornali di tutto il mondo, si scambiano i link e poi vanno a votare perché l’acqua resti pubblica e il nucleare non finisca in mano alle cricche. La rete che adesso vorrebbero imbavagliare perché hanno finalmente capito, cominciano a capire che mentre il piccolo dittatore parla dal suo balcone le persone in piazza Venezia parlano tra di loro e non lo ascoltano più. Assistiamo in queste ore, in queste settimane al principio del tramonto del balcone televisivo, è un’epoca che si chiude e un’altra, ancora da scrivere, che si apre. La credibilità della politica, oggi, si gioca tutta e solo sulla capacità di stare in quelle piazze, di ascoltare quelle voci e di dare risposte immediate, pertinenti e concrete alle richieste dei cittadini. Non promesse, risposte. Non annunci di perimetri entro i quali, forse, un giorno, dopo averne discusso, si troverà un accordo che non dispiaccia a nessuno di quelli che lo scrivono e che non turbi i loro equilibri né i loro personali progetti. Proposte chiare, da attuare rapidamente e con una certa dose di generosità altruista e di coraggio, anche a costo di perdere qualcosa del proprio in cambio di molto per tutti. Non basta più confrontarsi con lo sfacelo di una destra delittuosa e corrotta, al cospetto della Banda Bassotti al governo sono tutti benefattori e statisti. Non basta essere meglio, o meno peggio.
Non basta andare contro, bisogna andare oltre.Milioni di italiani non si sentono rappresentati dai loro rappresentanti, e non lo sono. Nessuno di noi può veramente scegliere a chi affidare la sua delega a scrivere leggi in suo nome, a governare il paese. Sono i partiti a decidere, a nominare in lista coloro che saranno eletti, a prescindere dalla volontà degli elettori che sono messi davanti alla scelta: sottoscrivere la decisione del partito o non farlo, e non votarlo. È un sistema che genera una classe politica fragile, che deve rispondere a chi le ha assegnato il posto e non a chi ha votato: al momento di fare una scelta, di esprimere un’opinione la disciplina di partito conterà sempre più della voce degli elettori perché è ai dirigenti e non ai cittadini che l’eletto deve il suo incarico. Questa fragilità è una formidabile corruttibilità potenziale. Questo governo non avrebbe i suoi venti voti di sopravvivenza se non avesse potuto comprarli offrendo in cambio poltrone, rielezioni sicure, seggi garantiti. Si è ammalato in modo irrimediabile il sistema della democrazia rappresentativa, quello per cui i nostri nonni hanno combattuto il fascismo e sono morti sulle montagne della Resistenza, hanno scritto una delle Costituzioni più belle del mondo, quello per cui i nostri genitori hanno dato le energie migliori affinché i diritti e le libertà fossero insieme ai doveri equamente distribuiti, a tutti garantiti nella stessa misura, uomini e donne, ricchi e poveri, sani e malati, italiani e stranieri senza distinzioni di età sesso e religione. Si è rotto – usurato, corrotto - il vincolo della rappresentanza.La democrazia diretta, invece - nelle forme del referendum che da quindici anni in questo paese non raggiungeva il quorum, delle primarie che hanno scelto per la battaglia politica candidati in molti casi diversi da quelli espressi dai partiti maggiori e che sono stati in grado poi di vincere le elezioni, delle piazze - la democrazia diretta ha dato il la al cambiamento. Io non credo che i nostri dirigenti politici non lo capiscano.
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