04 set 2010

La squola....ebbene si,un popolo ignorante è facilmente manipolabile!!

La squola....ebbene si,un popolo ignorante è facilmente manipolabile:
Figlia mia,entra nella scuola:stipendio sicuro a fine mese,ferie lunghe e prestigio sociale…Così tanti padri alle loro figlie incerte sulla carriera da intraprendere qualche trentennio fa…Chissà cosa direbbero oggi quei padri a queste figlie che hanno scelto la scuola…Precarie,digiunanti,senza prospettive…
Vergognose quasi di dire “Lotto per il mio DOVUTO posto di lavoro”,ma moralmente obbligate a dichiarare:“lotto per la scuola,per i nostri allievi,per il futuro di questa generazione..Del resto ormai ognuno lotta per sé e, quando lo fa, è costretto ad atti estremi per avere qualche minuto di ascolto in qualche spazio mediatico coraggioso.La scuola è stata il luogo in cui qualche generazione di genitori ha depositato il sogno di una trasformazione sociale accessibile almeno ai figli,accettandone le regole competitive e via via sempre più immorali..
La scuola è l’istituzione che forma i cittadini e le cittadine,determina i tempi e i sentimenti di tutti gli adulti,donne e uomini,che hanno qualche rapporto,anche non stretto,con l’infanzia e l’adolescenza,struttura il paesaggio urbano,le ferie,la viabilità e non so quante altre cose.Parte integrante del nostro vivere a tal punto che non riusciamo a vederla!!! Forse perché la scuola è stata,da sempre e per la nostra storia fin dalla fondazione del regno d’Italia e poi della Repubblica,il luogo di uno scontro,mai interamente messo a tema dell’opinione pubblica,ma ben presente a tutti i governi,tra il principio autoritario e il principio democratico non solo nella gestione del presente,ma come ipoteca sul futuro delle generazioni.E dietro i principi ci stanno le persone,donne e uomini con le loro differenze di classe,origine,soggetti di diritti o paria della società.
Tornando un pò indietro nel tempo vorrei far notare che "La Repubblica" fondata sulla Costituzione aveva ereditato dallo regime fascista una scuola dichiaratamente classista e clericale che non crollò con lo Stato che l’aveva prodotta,anzi,insieme alla pubblica amministrazione,diventò un pesante fattore di continuità (vennero cancellate solo le leggi razziali,ma permase l’esclusione dei disabili come segno di permanenza del sostrato razzista)e il modo apparentemente meno cruento per escludere intere fasce di popolazione dalla possibilità di accedere a quei diritti uguali che la Costituzione stessa sanciva.La scuola classista dove proprio l’uguaglianza dei dispositivi di misurazione delle competenze,applicati a bambine e bambini profondamente differenti per condizione sociale e cultura, diventava l’arma potente per il genocidio delle intelligenze,dei talenti,delle sensibilità,è costretta a misurarsi con l’irrompere di una quantità di allievi che ha la possibilità di studiare nelle scuole private...
E questo con l'era di Berlusconi si stà ancora di più accentuando lo scopo è cercare di impoverire la scuola pubblica di mezzi,portarla ad operare continuamente in emergenza,senza la possibilità di pianificare percorsi didattici e nuovi modelli di studio e di ricerca,così equivale a formare cittadini di serie B,persone che essendo istruite male o superficialmente,saranno più influenzabili e manovrabili.Gli stati moderni,anche nei periodi di crisi (basta vedere USA e Germania, tanto per citarne due) risparmiano da qualche altra parte,ma mai nell'istruzione e nella ricerca,anzi potenziano questi settori,ritenendoli strategici per formare nuove generazioni di cittadini produttivi e utili a sè stessi e alla loro nazione.Da noi no,e questo ci penalizza in partenza nei confronti delle altre potenze.Quale tra i nostri figli e figlie sarà espulso dalla scuola,confinato ai lavori indispensabili e invisibili,schiavo nei campi e nelle officine,venduto ai margini di una strada?Accade già,ma secondo i nostri governanti,sono quelli meno capaci,senza merito,senza impegno,quelli che “non sono portati per lo studio”,quelli che non sono cittadini solo perché non lo sono i genitori.Laica vuol dire “del popolo”: la scuola italiana non lo è mai stata

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