31 mag 2010

(Walt Whitman31 maggio 1819 –26 marzo 1892)


Ahimè! Ah vita!
Ahimè! Ah vita! Di queste domande che ricorrono,
degli infiniti cortei senza fede, di città piene di sciocchi,
di me stesso che sempre mi rimprovero (perché chi più sciocco
di me, e chi più senza fede?)
di occhi che invano bramano la luce, di meschini scopi,
della battaglia sempre rinnovata,
dei poveri risultati di tutto, della folla che vedo sordida
camminare a fatica attorno a me,
dei vuoti ed inutili anni degli altri, io con gli altri legato in tanti nodi,
a domanda, ahimè, la domanda così triste che ricorre: che cosa
c'è di buono in tutto questo, ahimè, ah vita?
Risposta:
che tu sei qui, che esiste la vita e l'individuo,
che il potente spettacolo continua, e tu puoi contribuirvi
con un tuo verso.
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Non leggiamo e scriviamo poesie perché è divertente.
Leggiamo e scriviamo poesie perché apparteniamo alla razza umana
E la razza umana è piena di passione.
La medicina
il diritto,
l'economia e l'ingegneria sono nobili occupazioni,
necessarie alla sopravvivenza.
Ma la poesia, la bellezza, il romanticismo,
l'amore,
queste sono le cose per cui vale davvero la pena vivere.

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