01 mar 2011

Anche la festa "leghista".....Ora basta!!!!

 "La festa del Carroccio"?Ho letto (da Repubblica) la notizia che il 29 maggio la padania festeggierà la sua festa!!Mancava questa!!!!Come dice A.Caporale: "Feste e buoi dei paesi tuoi"....Finirà proprio così,ciascuno con la sua festa,le sue ghirlande e i suoi colori.La Lega, che sente sulla propria pelle il dolore insopportabile di destinare il prossimo 17 marzo a festa dell’unità d’Italia, e vive il dramma, la disperazione di vedere i padani a braccia incrociate quando la crisi economica suggerirebbe invece di “lavurà” tantissimo, ha appena ottenuto dal consiglio regionale lombardo di festeggiare lo statuto della Regione e innalzare la bandiera il 29 maggio. E’ il giorno della battaglia di Legnano “dunque la festa del Carroccio che per noi è una data importante”, ha spiegato Stefano Galli, capogruppo al consiglio regionale.Nella funzione propria di partito-Stato la Lega sovrappone il suo vessillo a quello delle istituzioni e riduce la bandiera, in questo caso della Regione Lombardia, a stemma di partito, conducendo lo Stato dentro di sè..Festeggiare l’Italia una volta ogni cinquant’anni è una disgrazia.Mentre ricordare il Carroccio nella terra natìa innalzare la bandiera che,secondo le ultime notizie,avrà anche la croce di San Giorgio, chiudendo ogni anno per un giorno fabbriche,scuole e uffici è atto sentito e conseguente al principio – supponiamo – che chi comanda impone i suoi eroi
I leghisti da giorni erano sofferenti di una psicosi parossistica da convulsione antiunitaria....E così abbiamo assistito a piagnistei di Calderoli che auspicava per vendetta l’abolizione della festività del primo maggio.Il dentista in camicia verde e braghe corte nel suo genere è un geniale esegeta del simbolismo.Quando battezza come una porcata la sua legge elettorale di fatto ne ribadisce con forza la paternità,quando chiede il ripudio di una festività che esalta le masse lavoratrici di fatto sottolinea il distacco fra il concetto di “lavoro” ed i politici della lega.Poi c’è Borghezio che il 17 marzo festa dell’Unità d’Italia aveva detto che si vestivaa lutto.

Niente di male,tutti sappiamo che il nero snellisce e rende maggiormente l’idea della vera anima di certi leghisti.Ma il culmine dell’isteria l’ha raggiunto il consigliere regionale del Veneto, il leghista Roberto Ciambetti che con grande enfasi è arrivato a dichiarare che il 17 marzo festeggerà San Patrizio protettore dell’Irlanda. Il politico leghista dichiara con orgoglio che il 17 marzo con una pinta di birra irlandese penserà a quelli che si sono battuti per l’autonomia e la libertà.A parte la solita e prevedibile caduta alcolica a cui i leghisti ormai ci hanno abituato da anni Ciambetti cade nel solito errore di lettura storica tipico di menti poco aperte alla cultura.Il modello a cui leghista si riferisce non può essere sicuramente preso come esempio di garanzia di autonomia e rispetto dell’identità locale secondo i criteri tipici della cultura leghista.San Patrizio era nativo della Britannia cristiana, quindi in una provincia già romanizzata.Fu inviato in Irlanda come missionario per convertirla e civilizzarla.
Visse per anni in Irlanda fra quelli che riteneva “stranieri e barbari” e lo fece esclusivamente per cristianizzare ed in definitiva “romanizzare” un’area caratterizzata da una forte presenza di pagani e celti. Fu avversato e combattuto dai druidi.Insomma San Patrizio è stato in definitiva un nemico dei celti e lo stesso cattolicesimo irlandese frutto di contaminazioni con il paganesimo celtico è la rappresentazione di una visione interculturale tanto avversa ai leghisti.Insomma dopo l’esaltazione del “Và pensiero” risorgimentale come inno della negazione dell’Unità, dopo avere inventato improbabili quanto fantasiose discendenze con i popoli celtici i leghisti cascano nuovamente sulla storia, nel patetico tentativo di legittimare una terra che non c’è.Un proverbio dice “Scherza coi fanti e lascia stare i santi!”. Ai leghisti consiglio per il 17 marzo di rinchiudersi nei pub irlandesi a trangugiare pinte di birra per dimenticare i loro incubi. Noi sventoleremo i nostri tricolori....


A proposito di santi...e tonaconi ...la chiesa è entrata ufficialmente in campagna elettorale.Monsignor Negri spiega alla Stampa che il problema non è quello che fa Silvio in casa sua.Ma anche aborto,divorzio e fecondazione assistita sono scelte personali, no?"A far male alla società sono i Dico,la legislazione laicista, la moralità teorizzata e praticata da quanti ci inondano di chiacchiere sulla rilevanza pubblica di taluni comportamenti privati ...Le incoerenze etiche di un governante non distruggono il benessere e la libertà del popolo", mentre "gli attacchi alla famiglia e alla sacralità della vita devastano la vita sociale"Traduzione: i panni sporchi si lavano in famiglia, il premier puo' fare quello che gli pare purché non si sappia troppo in giro ma soprattutto non interferisca con gli interessi della chiesa che a sua volta però interferisce volentieri nei fatti nostri di cittadini.
Dunque alla chiesa non interessa il privato ( che privato non è per niente ) del premier, mentre quello dei restanti (circa) cinquantanovemilionienovecentonovantantanovemila cittadini sì. E anche molto visto che entra di prepotenza nel privato ( quello sì, lo è ) non solo delle donne quando condanna l'aborto ma di tutti i cittadini quando condanna il divorzio, il testamento biologico o la regolamentazione delle coppie di fatto, ad esempio. Quando impedisce che il parlamento faccia quelle leggi che renderebbero l'Italia un paese piu' civile e moderno.Ora ce lo hanno detto in tutti i modi, alla chiesa non interessa che l'Italia sia governata da gente moralmente inattaccabile: alla chiesa interessa invece che il governo del paese che ospita il vaticano faccia leggi pro domo sua, alla chiesa non interessa un capo del governo dai comportamenti pubblici e privati immorali e illegali solo perché quel capo del governo garantisce la sopravvivenza economica delle loro eminenze. Ma c'è un piccolo problema, quei soldi che il governo elargisce alla chiesa sotto forma di tutto non fanno parte dei lauti dividendi delle aziende del premier, sono dei contribuenti, cioè nostri, ma il perdono e la comprensione della loro santa madre chiesa li ottiene solo lui.

Ormai non fanno neanche piu' finta di nascondersi. Abuso di potere, favorire la prostituzione minorile, sfruttarla, corrompere, evadere le tasse, farsi fare leggi per sfuggire alla giustizia sono fatti personali o riguardano tutti i cittadini, specialmente se riguardano un uomo pubblico,nella fattispecie il capo del governo? E allora io penso che stando così le cose siamo tutti autorizzati a fare quello che ci pare e attendere serenamente il giudizio di Dio quello che cè perché gli e l'ha detto a loro( che però se esistesse, qualcuno lo dovrebbe fulminare)

Ora, basta sul serio
Credo che sia giunto il momento di dire basta al dire basta. Di solito, quando si dice basta s’intende che una cosa è finita ed è quindi giunto il momento di ricominciare. Credere davvero che si possa ricominciare dal modello nordafricano, in Italia – perdonatemi – è una grande stronzata. Lo so io e lo sapete voi. Siamo il paese che ha per storia l’esercito di Franceschiello, o gli aerei e le scarpe di cartone che sfidarono la neve russa. Cedere al romanticismo della Rivoluzione aiuta a sognare, certo, ma ci lascia un risveglio troppo amaro.Abbiamo detto basta un paio di volte di troppo, come abbiamo esagerato con l’esortazione “Giù le mani …” dalla scuola o dalla Costituzione, dalle donne o dai bambini, dalla cultura o dal diritto al lavoro. Abbiamo fatto così il gioco del più becero berlusconismo, abbiamo ripetuto le parole così tanto fino a farle perdere il senso. Sembra quasi che molti di noi siano convinti che dire basta, possa servire davvero a far sì che si possa fermare il progressivo deterioramento delle cose, delle nostre vite. Basta dire basta per mettere al sicuro le proprie coscienze, senza dover far altro.“Ho detto basta, che altro posso fare?Fare.
Trovare il coraggio di dire basta al dire basta non è semplice, lo so, perché detto davvero l’ultimo basta ci ritroveremo al momento dell’assunzione di responsabilità, che nella vita non è mai un facile momento: cambiare le cose, accettare di vivere avvolti dalla merda, suicidarsi o emigrare? Il fatto che non ci aiuta a scegliere è anch’esso un guasto provocato dal berlusconismo: non siamo abituati a guardare alla vita con occhi piccoli. Abbiamo gli occhi bulimici, che fanno sogni di grandezza e magnificenza che ci riportano all’impotenza, e alla speranzosa attesa del messia che ci salverà. E siamo giunti così alla nausea di dire basta, senza che ci sia bastato davvero tutto il peggio che ci ha infangato e che ci ha reso la vita difficile.
Ci sono persone che hanno detto basta davvero, e quelli dovrebbero essere i modelli da seguire. Sono quella marea di uomini e donne che nel loro piccolo, piccolissimo, si ribellano tutti i giorni compiendo soltanto il loro dovere. Sono loro gli eroi solitari dell’unica Rivoluzione possibile in questa Italia sempre più miserabile, che sogna senza essere capace nemmeno di sognare. Cambiare le cose partendo da noi, perché saremo noi a dover poi vivere nel cambiamento. È come attrezzarsi nel modo giusto per fare un viaggio. Non ci si può portare una valigia di magliette, d’inverno in Scandinavia. Mettiamo per assurdo che riuscissimo davvero a farla la Rivoluzione, avete provato a pensare cosa ci sarebbe dopo? Ammetto che mi viene da ridere immaginando gli scenari possibili, in questo paese in cui persino il “movimento viola” si scinde in due nuove nuance, in cui un “compagno” ieri mi ha scritto: “sì certo che sono comunista ma non sono ideologizzato”, come a dire sono un cristiano ateo, o un biondo con i capelli castani?Credo che l’unico modo rimasto per andare avanti sia quello di ritornare.
Ognuno nel suo, sapendo già che tutto quello che faremo non sarà altro che il nostro dovere, che non ci farà diventare ricchi, che forse ci renderà difficile persino mangiare, ma ci renderà finalmente la dignità – che anche per essa, abbiamo già detto e detto basta. Basta anche dire basta alle cose che ci vivono troppo lontano, per esempio, e iniziare a fare che basti lo scempio che abbiamo a due passi da noi, quello su cui non fissiamo lo sguardo troppo a lungo, perché essendo così vicino potrebbe sporcarci le mani. È comodo dire basta alla fame nel mondo, ma assai più scomodo ammettere che il mondo è così vicino a noi. Comodo dire basta a una scuola che non insegna ai nostri figli, abbandonati sul divano davanti alla televisione, a cui però si dice basta perché veicolo di propaganda e maleducazioneE potrei continuare nell’elenco degli esempi da farsi, ma andrei lunghissima, e sapete com’è … anche agli scritti troppo lunghi, in Italia si dice basta, perché il tempo è prezioso, ci hanno insegnato. Il tempo è danaro … Basta così, davvero.
(APOLIDE)

Nessun commento: