12 mar 2011

ITALIA 1861-2011 "L'EROE DEI DUE MONDI"

Manca pochi giorni alla celebrazione dei 150 anni dell'unità d'Italia (17 marzo)e se c'è un personaggio simbolo di quel lontano 1861 non può che essere Giuseppe Garibaldi "l'eroe dei due mondi"!Sinceramente nel dedicare un post a questo grande della storia mi sono trovato un pò in  difficoltà visto l'enorme quantità di cose e situazione che ci sarebbe da scrivere sulla sua vita...Una cosa che mi ha impressionato,scorrendo la vita di Garibaldi,è l’enorme popolarità che riuscì ad ottenere già in vita,tra i suoi contemporanei.L’enorme fama che ebbe durante la sua esistenza non può essere spiegata soltanto con l’eccezionalità delle imprese compiute.Ciò che maggiormente colpì la fantasia delle persone fu lo straordinario disinteresse, la fermezza con cui rifiutò ricompense e onori,la semplicità della sua vita,la modestia con cui decise di ritornare nell’ombra appena stimò esaurita la sua opera.Basta fare una semplice rassegna stampa dei giornali della seconda metà dell’Ottocento per rendersi conto della grandezza del mito di Garibaldi. Viene definito “Uomo di fama mondiale” dal “The New York Daily Tribune” nel 1850; il russo Herzen lo presenta, nel 1854, come “un eroe classico, un personaggio dell’Eneide (…) attorno al quale, se fosse vissuto in altra epoca,si sarebbe formata una leggenda”, e dieci anni dopo come “l’unica grande personalità popolare del nostro secolo elaboratasi dal 1848”; un grande scrittore come Victor Hugo scrive di lui come di un “Uomo della libertà, uomo dell’umanità”...
E della sua fama mondiale ne ho avuto prova quando sono andato in Brasile e non solo per alcuni monumenti a lui dedicati,mi spiego meglio:i Brasiliani come sappiamo vivono di telenovelas e in quel periodo (2004)c'era appunto una telenovelas dedicata al grande condottiero dal nome "Garibaldi eroe dei due mondi" questo dice molto chiaramente che il Brasile è orgoglioso del grande Giuseppe,eroe italiano ma anche valoroso condottiero dei diritti umani nella Revolução Farroupilha che segnò,e non poco, la storia del paese sudamericano.Garibaldi,come si sa,partecipò attivamente a quella rivolta,e fu lì che divenne il personaggio carismatico che poi guidò anche l’indipendenza italiana.
Riassumendo possiamo descrivere Garibaldi come un uomo sempre pronto a combattere per la libertà dei popoli, un vero e proprio cittadino del mondo, in un epoca dove dominavano i nazionalismi. Gli ideali che hanno sempre dominato i pensieri di Garibaldi sono riusciti a rendere la vita di un uomo un epopea universale, tanto da riuscire ad ammaliare romanzieri e poeti, da Alexandre Dumas a Giosuè Carducci
LA STORIA:
Giuseppe Garibaldi nacque a Nizza il 4 luglio 1807 in un periodo in cui essa apparteneva ancora al Primo Impero Francese; nonostante i genitori sognassero per lui una carriera come avvocato, medico o prete, Giuseppe chiarì fin da subito (tentando anche una fuga verso Genova) la sua passione e propensione per la professione marinara.Nel 1821, vinte le remore dei genitori, egli s'iscrisse nel registro dei mozzi a Genova e due anni dopo s'imbarcò alla volta di Taganrog nel mar d'Azov (ex colonia genovese) sotto la guida di Angelo Pesante, che egli definì “miglior capitano di mare”.
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Seguirono svariati viaggi in mare: durante uno in particolare, presso il Mar Nero nel 1827, la sua nave fu assalita dai corsari e tutti i marinai furono derubati persino degli abiti; giunto al porto di Costantinopoli, egli dovette fermarvisi fino al 1832 a causa della guerra turco-russa, trovando asilo presso la comunità italiana.In questi anni si narra che Garibaldi frequentò spesso l'ambiente dei genovesi insediati nei quartieri di Galata e Pera e la casa di Calosso, comandante della cavalleria del Sultano e che si guadagnasse da vivere impartendo lezioni di italiano, francese e matematica.
Nel 1832 Garibaldi ottenne la patente di capitano di seconda classe e si rimise in viaggio alla volta di Nizza: dopo un ulteriore assalto da parte dei corsari, giunse nella sua città d'origine per poi ripartire l'anno successivo nuovamente alla volta di Costantinopoli.Al suo equipaggio si unirono tredici passeggeri francesi diretti nella capitale Ottomana a causa di una sentenza d'esilio e fu proprio in questa occasione che egli conobbe Emile Barrault, professore di retorica seguace di Henri de Saint-Simon che espose le sue idee a tutto l'equipaggio.Il giovane Garibaldi fu nettamente influenzato dalle teorie e dalle parole di Barrault (anche se Annita Garibaldi, nipote dell'eroe, ipotizza nella biografia a lui dedicata che egli sia potuto entrare in contatto già in precedenza con queste ideologie, avendo soggiornato per molti anni a Costantinopoli): egli si convinse che tutto il mondo era percorso da un forte desiderio di libertà e che ogni uomo avesse l'obbligo morale di schierarsi al fianco di qualsiasi popolo si ribellasse alla tirannia.Approdato a Taganrog ebbe poi l'occasione di ascoltare le idee mazziniane sulla lotta per l'Unità d'Italia e le trovò una diretta conseguenza del pensiero espresso da Barrault sulla redenzione dei popoli sottomessi alla tirannia.S'iscrisse quindi alla Giovine Italia,organizzazione politica fondata a Marsiglia nel 1831 da G. Mazzini.

Ispirata dal proposito di educare il popolo italiano a un ideale politico e morale di libertà, propugnò la costituzione di una repubblica indipendente e unitaria. Il programma dell'organizzazione era diffuso dall'omonimo periodico Giovine Italia, fondato dallo stesso Mazzini a Marsiglia. Ne uscirono tre quaderni nel 1832, due nel 1833 e uno nel 1834. Scoperta in Piemonte nel 1833 e indebolita dalla decisa reazione governativa e dal fallimento dei moti di Savoia nel 1834, la Giovine Italia subì una profonda crisi che si protrasse fino al 1838, quando Mazzini la riorganizzò in Gran Bretagna. Nel 1848 essa venne definitivamente sciolta e al suo posto Mazzini fondò l'Associazione Nazionale Italiana. In realtà la piega che andava assumendo il movimento risorgimentale italiano con un ruolo sempre più crescente della monarchia sabauda,lasciava margini esigui a questo tipo di organizzazioni.Anche quest'associazione ebbe dunque una vita stentata e,dopo il fallimento del moto milanese del 1853, venne soppiantata dal Partito d'Azione.Al fine di intraprendere una missione di propaganda rivoluzionaria, Garibaldi si arruolò nella Marina Sabauda, ma venne segnalato alla polizia e mandato su una fregata in partenza per il Brasile nel 1835.In vista di una sommossa mazziniana in Piemonte, abbandonò la nave, ma venne fermato perchè considerato il capo della rivolta. Fu quindi costretto a fuggire alla volta di Nizza e della Tunisia in quanto venne condannato alla pena di morte essendo stato giudicato nemico della Patria e dello Stato.Il desiderio di diffondere gli ideali mazziniani portò Garibaldi a partire per il Sud America, terra in cui rimase dal 1835 al 1848 ed in cui conobbe l'amore della sua vita, Ana Maria de Jesus Ribeiro, universalmente conosciuta come Anita.
In questi anni egli sfidò l'Impero del Brasile sia per mare che sulla terraferma ed imparò dalla sua compagna l'arte dell'equitazione, fino ad allora a lui sconosciuta. Dopo varie battaglie, Garibaldi tornò in Italia e partecipò come volontario alla prima guerra d'indipendenza contro il dominio austriaco.Dopo la sconfitta piemontese di Novara, accorse in difesa della Repubblica Romana, esposta alle minacce degli eserciti francesi e napoletani, a favore di papa Pio IX. Nonostante la strenua difesa, Roma cadde e Garibaldi con i suoi compagni dovettero fuggire alla volta di Venezia (unica repubblica italiana sopravvissuta), circostanza che portò alla morte di Anita, stremata dalla gravidanza in corso e dalle continue fughe.La disperazione per questa dolorosa perdita non riuscì a fermare Garibaldi che giunto in Liguria, s'imbarcò per la Tunisia e poi si trasferì a New York.Dopo una breve permanenza in Perù, egli tornò in Italia nel 1854 ove comprò metà dell'isola di Caprera e vi si trasferì edificando una grande fattoria con alcuni amici. Nel 1859 partecipò alla seconda guerra d'indipendenza ottenendo successi.
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Nel 1860 arruolò all'incirca mille uomini impiegandoli in quella che divenne la famosa spedizione dei Mille verso il Regno delle Due Sicilie. la partenza  avvenne da Quarto il 5 Maggio 1860,sbarcano a Marsala, in Sicilia, per adoperarsi nella conquista del Regno borbonico delle Due Sicilie col fine di annetterlo al Piemonte e conseguentemente al nascente stato italiano..Una descrizione breve,che però lascia presagire quale possa essere stato l'eco storico di una tale impresa. A capitanarla, come abbiamo detto, era Giuseppe Garibaldi, l'Eroe dei Due Mondi e Libertador per diversi popoli latino americani.Al suo comando un corpo di 1162 volontari che, indossando una camicia rossa e portando con sé vecchi fucili privi di munizioni e polvere da sparo, salparono su due battelli a vapore che viaggivano 'nascosti' all'ombra di alcune navi inglesi.Un viaggio che terminò a Marsala, dove i mille sbarcarono per combattere il regno borbonico. La popolazione locale accolse di buon grado le camice rosse, che furono aiutare e sostenute.Ma alla calorosa accoglienza seguirono battaglie dovute alla resistenza borbonica. Prima a Calatafimi, poi a Palermo, dove la battaglia durò tre giorni ma terminò con la vittoria dei Mille. Una vittoria che diede forza alla popolazione, che cominciò ad insorgere e a unirsi alle truppe del Libertador
Approdarono, dopo vari scontri, alla città di Palermo: qui assalirono le carceri ed organizzarono una rivolta popolare sedata con bombardamenti dei quartieri ribelli; l'esercito borbone concesse loro un armistizio affinchè partissero per il continente.La truppa ripiegò allora alla conquista di Napoli e, dopo vari scontri in cui Garibaldi ed i suoi ebbero la meglio anche grazie all'aiuto dell'esercito del Regno di Sardegna, nel 1860 la città fu consegnata a Vittorio Emanuele II.Negli anni successivi, dopo essersi ritirato a Caprera, Garibaldi fu corteggiato dagli ambasciatori statunitensi affinchè egli partecipasse alla guerra di secessione americana, ma senza risultato.Per tutta la sua vita, Garibaldi contrastò con ogni mezzo il potere pontificio; attuò svariati tentativi di assalto a Roma, ma ebbero sempre esiti negativi che gli costarono persino un arresto.Partecipò in seguito alla terza guerra d'indipendenza, nonché ad alcuni scontri in Francia. Nel corso degli anni ebbe diverse relazioni e nel 1880 ufficializzò la sua unione con Francesca Armosino, dalla quale ebbe tre figli. Morì a Caprera nel 1882 costretto da una brutta artrite sulla sedia a rotelle.Nel testamento, riconfermò il suo odio viscerale per gli uffici ecclesiastici, rifiutando qualsiasi tipo di cerimonia e richiedendo la cremazione. Il suo corpo fu imbalsamato ed è conservato in un sepolcro coperto da una massiccia pietra grezza di granito a Caprera.

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