03 set 2010

Carlo Alberto dalla Chiesa

Potere;l’ho sentito questo verbo.Ebbene,io l’ho colto e lo voglio sottolineare in tutte le sue espressioni o almeno quelle che così estemporaneamente mi vengono in mente: poter convivere, poter essere sereni, poter guardare in faccia l’interlocutore senza abbassare gli occhi, poter ridere, poter parlare, poter sentire, poter guardare in viso i nostri figli e i figli dei nostri figli senza avere la sensazione di doverci rimproverare qualcosa, poter guardare ai giovani per trasmettere loro una vita fatta di sacrifici, di rinunzie, ma di pulizia, poter sentirci tutti uniti in una convivenza, in una società che e’ fatta, e’ fatta di tante belle cose.

Questa lunga citazione è un estratto dal primo discorso che il generale Carlo Alberto dalla Chiesa tiene nella sua nuova veste di Prefetto di Palermo.Sono passati ormai ventotto anni dal 3 settembre 1982,quando i killer della mafia lo uccisero in compagnia della moglie Emanuela Setti Carraro e dell’agente di polizia Domenico Russo in via Isidoro Carini a Palermo.Credo che rileggere e analizzare quelle parole serva a cogliere il senso di una vita che si è fatto sacrificio estremo, fino a perdere la vita stessa.


Sul luogo dell'eccidio, un anonimo cittadino lascia un cartello affisso al muro. Poche parole che in breve fanno il giro del mondo:
"Qui è morta la speranza dei siciliani onesti".

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