23 mag 2010

ODE ALLA PACE-PABLO NERUDA


(Ode alla Pace)
Sia pace per le aurore che verranno,
pace per il ponte, pace per il vino,
pace per le parole che mi frugano
più dentro e che dal mio sangue risalgono
legando terra e amori con l’antico
canto;e sia pace per le città all’alba
quando si sveglia il pane,
pace al libro come sigillo d’aria,
e pace per le ceneri di questi
morti e di questi altri ancora;
e sia pace sopra l’oscuro ferro di Brooklin, al portalettere
che entra di casa in casa come il giorno,
pace per il regista che grida al megafono rivolto ai convolvoli,
pace per la mia mano destra che brama soltanto scrivere il nome
Rosario, pace per il boliviano segreto come pietra
nel fondo di uno stagno, pace perché tu possa sposarti;
e sia pace per tutte le segherie del Bio-Bio,
per il cuore lacerato della Spagna,
sia pace per il piccolo Museo
di Wyoming, dove la più dolce cosa
è un cuscino con un cuore ricamato,
pace per il fornaio ed i suoi amori,
pace per la farina, pace per tutto il grano
che deve nascere, pace per ogni
amore che cerca schermi di foglie,
pace per tutti i vivi,
per tutte le terre e le acque.
Ed ora qui vi saluto,
torno alla mia casa, ai miei sogni,
ritorno alla Patagonia, dove
il vento fa vibrare le stalle
e spruzza ghiaccio
l’oceano. Non sono che un poeta
e vi amo tutti, e vago per il mondo
che amo: nella mia patria i minatori
conoscono le carceri e i soldati
danno ordini ai giudici.
Ma io amo anche le radici
del mio piccolo gelido paese.
Se dovessi morire mille volte,
io là vorrei morire:se dovessi mille volte nascere,
là vorrei nascere,
vicino all’araucaria selvaggia,
al forte vento che soffia dal Sud.
Nessuno pensi a me.
Pensiamo a tutta la terra, battendo
dolcemente le nocche sulla tavola.
Io non voglio che il sangue
torni ad inzuppare il pane,
i legumi, la musica:
ed io voglio che vengano con me
la ragazza, il minatore, l’avvocato, il marinaio, il fabbricante di bambole
e che escano a bere con me il vino più rosso.
Io qui non vengo a risolvere nulla.
Sono venuto solo per cantare
e per farti cantare con me.

1 commento:

ANAM il senza nome ha detto...

L’Ode alla pace di Pablo Neruda era un disperato grido di pace verso il Cile la sua terra, dilaniata dalla violenza ed esprimeva uno struggente bisogno di vita attraverso l’amore di tutte quelle piccole cose quotidiane che conservano un qualcosa di speciale, che ci fanno sentire parte di questo mondo come lo sono loro; quelle piccole cose che la guerra, il più orrendo parto dell’odio umano, distrugge senza rimorso, senza pietà.
Non vuole che godersi tutte le meraviglie che la sua terra, ormai lontana, ha da offrire; vuole tornare alla sua terra e ai suoi sogni rimasti lì, dove nonostante tutte le tremende sfaccettature di una realtà degradata, sono gettate le sue radici, lì nell’unico posto in cui vorrebbe nascere e morire, anche mille volte. Egli non vuole cambiare il mondo, non vuole risolvere nulla, non vuole nemmeno che il sangue torni ad inondare l’esistenza della gente inerme, vuole solo ricordarsi quanto può essere bella la vita, e con essa tutti i piccoli mondi e i loro piccoli abitanti; egli vuole solo cantare e far cantare con lui il fortunato lettore di questi versi