13 mar 2011

E' viva la costituzione!!!!!

La Costituzione deve essere "sempre" difesa dai vili attacchi di questa cricca di prevaricatori dittatori che ha deciso di monetizzare l'Italia e gli italiani...D’ora in avanti è necessario una ribellione immediata e paurosa ad ogni prepotenza di questa destra becera e ignorante.Sono contento di aver visto,ieri in piazza tantissime persone e non solo a Firenze ma in tutto il paese  c’erano bambini con striscioni che difendevano la scuola,uomini e donne con in mano un libro dal titolo”Costituzione della Repubblica italiana”.Ho visto anziani schierati a difesa dei nipoti,preoccupati per il loro avvenire.Erano tranquilli,arrabbiati ma tranquilli.Mi sembravano persone normali; erano persone normali....E' importante questo però non basta per risolvere la questione una volta per tutte dobbiamo organizzare uno sciopero generale bisogna bloccare il paese sciopero  a oltranza con slogan che minacciano i corrotti e i golpisti gridati a voce altissima da dimostranti arrabbiati come iene.Se nemmeno questo basta, non resta che dare inizio a una nuova lotta partigiana.Non voglio essere umiliato da fascisti,mentecatti, disonesti, bugiardi, puttanieri, miserabili che vivono succhiando il sangue dalle vene della povera gente e dalla Santacoccodé che vive nel terrore di tornare nell’ombra della sua spaventosa mediocrità.Questi sono alieni che si sono impossessati della nostra vita.Devono tornare Rinascimento,Risorgimento e Resistenza, altrimenti diventiamo tutti dei borghesotti pigri e obesi.....
Quello di Dario Fo sul palco di Milano durante le manifestazioni di ieri a difesa della Costituzione è stato un discorso politico fra i piu' sensati di tanti ascoltati fino ad ora da politici professionisti. Il giorno che in questo paese s'imparerà a chiamare le cose e le persone col loro nome,senza il timore di essere considerati "anti" né di essere accusati di demonizzare alcunché sarà un gran bel giorno.
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La Costituzione è mia figlia
"Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra costituzione".Queste parole di Piero Calamandrei, ormai note a tutti, tornano utili quando centinaia di piazze d'Italia si riempiono di donne e uomini, ragazze e ragazzi, chevogliono difendere la libertà e la democrazia dai “guerrieri della notte”. In quella carta che è costata la vita di molti italiani c'è un programma politico di una grandezza incommensurabile. Lì dentro c'è il lavoro, la libertà, la salute, l'uguaglianza, la legalità, la difesa dei più deboli, la scuola. Non c'è il potere per il potere, non c'è il populismo, non c'è il disprezzo per le regole e per la vita degli altri, non c'è l'impunità. Non c'è il bunga bunga. Se la Costituzione italiana fosse applicata concretamente in ogni sua parte noi oggi avremmo un'Italia migliore, più giusta e più libera.
Difendere quella Carta fondamentale è quindi un dovere contro chi vuole costruirne una ad personam, nella quale il più forte abbia mani libere contro il più debole e l'imputato uno scudo contro i magistrati, nella quale la stampa sia assoggettata al potere e al ricco e il pluralismo una parola da bandire, nella quale ognuno è padrone contro gli altri. Marciare nelle strade con la Costituzione in mano è quindi il modo migliore per difendere i propri diritti, per parlare davvero dei problemi degli italiani e non di un Uomo Solo al Comando. Ottavia Piccolo, spiegando la sua partecipazione alla manifestazione, ha detto che questa Costituzione è come se fosse “sua sorella”. Noi possiamo dire che è anche come se fosse nostra figlia, nostro figlio, nostra madre, nostro fratello, i nostri nipoti. Perché lì dentro ci siamo tutti noi, quelli di ieri quelli di oggi e quelli di domani: c'è l'unità d'Italia e quella degli italiani. Insomma: la Costituzione siamo noi.



Pericolosi eversori Concita De Gregorio
Eccola, la nostra strada. L’avete vista srotolarsi ieri per le vie del centro delle vostre città, è entrata a Roma in piazza del Popolo sostenuta da migliaia di braccia, avanzava su migliaia di gambe. Una bandiera lunga decine di metri, un pezzo di stoffa a cui stringersi per camminare insieme tenendo ben stretto con l’altra mano il libro delle regole della vita in comune, la Carta. Pazienza per chi dirà che è retorica. Chi era con noi in piazza ieri ed ha sentito suonare l’Inno, il boato alle parole “l’Italia s’è desta”, chi ha visto centinaia di musicisti venuti portando da casa ciascuno il suo strumento suonare e cantare il Dies Irae “perché verrà il giorno del giudizio e sarà su questa terra, in questo tempo”, chi ha ascoltato le parole dal palco della giovane studentessa e del maestro Marco Rossi Doria, le citazioni risorgimentali di Giancarlo De Cataldo, le riflessioni sulla giustizia di Antonio Ingroia, gli applausi a Maria Luisa Busi quando ha detto «c’è anche chi non è in vendita», la musica di Roberto Vecchioni cantata in coro, chi ha sentito Stefano Rodotà, in piazza, dire che bisogna davvero fare argine perché il pericolo è subdolo, chi ha visto i bambini aiutati da Lorenzo Terranera disegnare per terra le città che vorremmo e chi ha sentito Ascanio Celestini, a Roma, Dario Fo, a Milano, ecco insomma chi c’era non può avere il minimo dubbio e non sarà toccato, oggi, dall’abituale dileggio dei giornali della destra e della televisione di Stato in cerca del dettaglio da storpiare per minimizzare e denigrare.
Chi c’era ha respirato l’aria che ha già sentito per strada un mese fa, il 13 febbraio, e che si sente - nuova - ogni volta più nitida. Non basta dire basta, questa è un’Italia che vuole andare avanti e che conosce la strada. È un Italia che pretende rispetto e mostra dignità, che vuole scuola pubblica e acqua pubblica, che è disposta a pagare le tasse in cambio di servizi per tutti, che ascolta, che chiede e che propone, che non ha paura. È un’Italia che vuole andare a votare, perché la sovranità appartiene al popolo c’era scritto ieri sulle nostre maglie, e allora si vada alle urne. Non basta una maggioranza comprata un tanto al voto, non più. Chi ha l’intelligenza per capirlo, per vederlo, lo spieghi a chi deve. Non lasci che l’indignazione diventi rabbia, non tiri la corda. Sia responsabile finchè è in tempo.
Chi scende in piazza per chiedere il rispetto delle regole non è un eversore né un pericoloso estremista. Eversore e pericoloso è chi fa delle regole le sue private carte da gioco, le cambia in corso di partita e bara. Pericoloso è chi toglie fondi alla cultura, alla ricerca, al sapere, alla scuola perchè non vuole che le persone siano in grado di capire. Chi avvelena l’acqua pubblica per vendere le sue bottiglie. C’è il sonnifero, in quelle bottiglie. Non lasciatele alla portata dei bambini. Aprite i rubinetti.

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