07 ott 2010

ANNA STEPANOVNA POLITKOVSKAJA



“Non sono un magistrato inquirente, sono solo una persona che descrive quello che succede a chi non può vederlo”  ANNA STEPANOVNA POLITKOVSKAJA
Il 7 ottobre: sono 4 anni che Anna Politkovskaja è stata uccisa con quattro colpi di pistola sulla porta dell'ascensore di casa a Mosca.Una giornalista, una reporter  avrebbe detto lei , fiera del suo raccontare soltanto ciò che aveva visto.Ma a volte qualcuno ritiene che abbia visto troppo,soprattutto se quello che ha visto e documentato è la sporca guerra in Cecenia.Anna Politkovskaja ha alzato il velo su troppe vicende verminose della Russia di Putin e qualcuno ha pensato bene di abbatterla !!!Chi l’ha uccisa pensava di averla messa a tacere per sempre, mentre Anna attraverso i suoi scritti continua ad urlare oggi più che mai la sua lotta contro l’ingiustizia. Noi che la commemoriamo siamo la sua voce. Lei che non indossava casacche di nessun partito è un simbolo di libertà e democrazia!!!

Sappiamo che Anna Stepanovna Politkovskaja, era consapevole del destino che la stava per attendere, decise di lasciare il suo testamento spirituale durante una conferenza sulla libertà di stampa, organizzata a Vienna da Reporter Senza Frontiere. “Non sono la sola ad essere in pericolo e ho esempi che lo possono provare”, ammonì, specificando in un suo saggio di non sentirsi “un magistrato inquirente", ma piuttosto "una persona che descrive quello che succede a chi non può vederlo, dal momento che i servizi trasmessi in tv e gli articoli pubblicati sulla maggior parte dei giornali sono quasi tutti di stampo ideologico". Giornalista e scrittrice da sempre in prima linea per la difesa dei diritti umani, nei suoi articoli per “Novaja Gazeta”,  la Politkovskaja ha condannato apertamente Esercito e Governo russo per lo scarso rispetto dimostrato verso i diritti civili, in Russia, così come in Cecenia. E le stesse condanne la nota giornalista le ha espresse nei suoi libri, fortemente critici sull’operato delle forze militari russe in Cecenia... Nonostante le numerose minacce ricevute,che nel 2001 la costrinsero addirittura a nascondersi a Vienna, Anna Politkovskaja ha continuato sempre ferma nel suo lavoro, arrivando a scrivere in un articolo uscito dopo la sua morte questo:
Sono una reietta. È questo il risultato principale del mio lavoro di giornalista in Cecenia e della pubblicazione all'estero dei miei libri sulla vita in Russia e sul conflitto ceceno. A Mosca non mi invitano alle conferenze stampa né alle iniziative in cui è prevista la partecipazione di funzionari del Cremlino: gli organizzatori non vogliono essere sospettati di avere delle simpatie per me.Eppure tutti i più alti funzionari accettano d'incontrarmi quando sto scrivendo un articolo o sto conducendo un'indagine. Ma lo fanno di nascosto, in posti dove non possono essere visti, all'aria aperta, in piazza o in luoghi segreti che raggiungiamo seguendo strade diverse, quasi fossimo delle spie. Sono felici di parlare con me. Mi danno informazioni, chiedono il mio parere e mi raccontano cosa succede ai vertici. Ma sempre in segreto.È una situazione a cui non ti abitui, ma impari a conviverci: erano queste le condizioni in cui lavoravo durante la seconda guerra in Cecenia, scoppiata nel 1999. Mi nascondevo dai soldati federali russi, ma grazie ad alcuni intermediari di fiducia riuscivo comunque a stabilire dei contatti segreti con le singole persone. In questo modo proteggevo i miei informatori...Dopo l'inizio del piano di "cecenizzazione" di Putin (ingaggiare i ceceni "buoni" e fedeli al Cremlino per uccidere i ceceni "cattivi" ostili a Mosca), ho usato la stessa tecnica per entrare in contatto con i funzionari ceceni "buoni". Molti di loro li conoscevo da tempo dato che, prima di diventare "buoni", mi avevano ospitato a casa loro nei mesi più duri della guerra.Ormai possiamo incontrarci solo in segreto perché sono considerata una nemica impossibile da "rieducare". Non sto scherzando. Qualche tempo fa Vladislav Surkov, viceresponsabile dell'amministrazione presidenziale, ha spiegato che alcuni nemici si possono far ragionare, altri invece sono incorreggibili: con loro il dialogo è impossibile. La politica, secondo Surkov, dev'essere "ripulita" da questi personaggi. Ed è proprio quello che stanno facendo, non solo con me (...)Non sono un vero animale politico. Non ho aderito a nessun partito perché lo considero un errore per un giornalista, almeno in Russia. E non ho mai sentito la necessità di difendere la duma, anche se ci sono stati anni in cui mi hanno chiesto di farlo. Quale crimine ho commesso per essere bollata come "una contro di noi"? Mi sono limitata a riferire i fatti di cui sono stata testimone. Ho scritto e, più raramente, ho parlato. Pubblico pochi commenti, perché mi ricordano le opinioni imposte nella mia infanzia sovietica. Penso che i lettori sappiano interpretare da soli quello che leggono. Per questo scrivo soprattutto reportage, anche se a volte, lo ammetto, aggiungo qualche parere personale. Non sono un magistrato inquirente, sono solo una persona che descrive quello che succede a chi non può vederlo. I servizi trasmessi in tv e gli articoli pubblicati sulla maggior parte dei giornali sono quasi tutti di stampo ideologico. I cittadini sanno poco o niente di quello che accade in altre zone del paese e a volte perfino nella loro regione.
Il Cremlino ha reagito cercando di bloccare il mio lavoro: i suoi ideologi credono che sia il modo migliore per annullare l'effetto di quello che scrivo. Ma impedire a una persona che fa il suo lavoro con passione di raccontare il mondo che la circonda è un'impresa impossibile. La mia vita è difficile, certo, ma è soprattutto umiliante. A 47 anni non ho più l'età per scontrarmi con l'ostilità e avere il marchio di reietta stampato sulla fronte. Non parlerò delle altre gioie del mio lavoro – l'avvelenamento, gli arresti, le minacce di morte telefoniche e online, le convocazioni settimanali nell'ufficio del procuratore generale per firmare delle dichiarazioni su quasi tutti i miei articoli. La prima domanda che mi rivolgono è sempre la stessa: "Come e dove ha ottenuto queste informazioni?Naturalmente gli articoli che mi presentano come la pazza di Mosca non mi fanno piacere. Vivere così è orribile. Vorrei un po' più di comprensione. Ma la cosa più importante è continuare a fare il mio lavoro, raccontare quello che vedo...
Una donna di grande coraggio, un coraggio commovente. Per la libertà, per raccontare la cronaca degli orrori ceceni che molti hanno già sepolto.. morire per le proprie passioni, per la verità, la giustizia...succede ancora purtroppo...e non solo in Russia che è un paese secondo me bellissimo ma corrotto fino al midollo....chi cerca di alzare la testa,viene eliminato dalla scena. E' triste e deprimente ma purtroppo è così. Questo accade anche in situazioni politiche che di definiscono democratiche....i metodi saranno magari più ortodossi, ma i fini sono poi gli stessi...provate anche in Italia a indagare sulla massoneria,sull'uranio e l'esercito,sulle stragi di Stato ...e puoi star certo che avete le ore contate!!Pensando a questo non posso che parlare di  Saviano e alla sua condizione,mi chiedo se in Italia si può ancora rischiare la vita per aver scritto un libro?Per aver raccontato la storia della propria terra?I boss della Camorra lo hanno condannato a morte per avere rivelatoi loro trafficial mondo.Parliamo di lui, facciamo in modo che non cada mai l'attenzione,che non resti da solo,e sempre una delle poche persone che mette la faccia contro il sistema!!
André Glucksmann diceva di Anna: Sensibile al dolore degli oppressi, incorruttibile, glaciale di fronte alle nostre compromissioni, Anna è stata, ed è ancora, un modello di riferimento. Ben oltre i riconoscimenti, i quattrini, la carriera: la sua era sete di verità, e fuoco indomabile.

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